Calvario, morire perdonando

Brendan Gleeson interpreta un prete irlandese che ha una settimana di tempo prima di venire ucciso per un peccato che non ha commesso

«Io la ucciderò domenica prossima, padre, perché lei è innocente». Sono queste le parole che padre James ascolta impotente dalla grata del suo confessionale, una domenica mattina, nei primi minuti di Calvario, secondo film diretto da John Michael McDonagh. Parole pronunciate da un uomo segnato dalle violenze subìte, a soli sette anni, da un prete ormai morto per cause naturali. «È facile uccidere un prete cattivo. Ma uccidere un prete buono è tutta un'altra questione», sussurra l'uomo andandosene via. Un regolamento di conti, quindi, che dovrebbe consumarsi la domenica successiva nel nome di una vendetta che avrebbe come vittima un innocente. A padre James, quindi, non resta che continuare la vita di tutti i giorni, con la coscienza che quella potrebbe essere la sua ultima settimana su questa terra.

Brendan Gleeson veste l'abito talare di padre James con disinvoltura, quasi ci fosse nato dentro. Il suo personaggio non somiglia affatto a quei preti a cui il cinema ci ha abituato negli ultimi decenni: concilianti, repressi, arrendevoli e, in fondo, un po' sfigati. Al contrario è un uomo di fede schietto, risoluto, dall'umorismo tagliente, capace di slanci di generosità sinceri e, allo stesso tempo, cosciente dei propri limiti. Del resto la sua vocazione non è mai stata un ripiego, bensì una "chiamata". In passato, infatti, James era un uomo sposato, con una figlia piccola. Solo dopo la morte della moglie decide di intraprendere la strada del sacerdozio. È così, infatti, che finisce in un paesino sperduto dell'Irlanda, popolato da cittadini apatici, rancorosi verso la religione e insoddisfatti di una vita piatta e monotona. Una cittadina che riflette tutte le sfumature della miseria umana. Ma padre James non ci bada. Non gli importa dei peccati, li dà per scontato («Penso che si parli troppo dei peccati e troppo poco delle virtù»). Ha, invece, a cuore il destino delle persone che incontra e la loro felicità. È sempre disponibile ad ascoltare chi lo cerca, anche gli assassini più efferati. Condanna fermamente il peccato, ma mai il peccatore. Così come si dirige spontaneamente da chi pensa abbia bisogno di un conforto. Sempre, però, senza nascondere ciò che pensa, anche a costo di scandalizzare o di farsi dei nemici.

Durante il film veniamo a conoscenza della vita passata di padre James, dei suoi difetti e delle sue virtù. Ma anche del rapporto con la figlia trentenne, reduce da un tentativo di suicidio fallito. Un rapporto in cui nessuno fa sconti all'altro. Come quando la figlia lo richiama per non esserle stato vicino dopo la morte della madre e di essersi allontanato dopo il suo ingresso in seminario. O quando lui le fa notare le scelte sbagliate compiute nel corso degli anni, tra uomini che non l'amavano e dipendenze autodistruttive. Ma nessuno accusa o si stupisce del male dell'altro. Il bene tra loro prevale sempre, anche nelle difficoltà e incomprensioni. A segnare il loro rapporto è, infatti, la coscienza di un legame capace di abbracciare tutte le debolezze e le fragilità dell'altro, in una continua ripresa.

Un abbraccio capace di prendere tutti, compreso l'uomo che intende uccidere padre James. Consumato dall'odio e dalle ingiustizie subìte, l'uomo resta trafitto dallo sguardo pieno di amore del prete. «Non pensavo che saresti venuto. Ora dì le tue preghiere». Ma il sacerdote non si tira indietro e fissandolo con compassione gli risponde: «Le ho già dette». Uno sguardo di amore che l'uomo non riesce a sostenere ma a cui si abbandonerà in un secondo momento, quando la figlia del prete lo verrà a trovare in carcere. Un incontro che lascerà un segno indelebile nel cuore di quell'uomo. Padre James è pronto a dare la vita pur di abbracciare quell'uomo. È pronto a morire per una violenza che non ha commesso ma che lo riguarda da vicino. Così, senza lamento o paura, padre James si presenta volontariamente al patibolo, certo di essere a sua volta abbracciato da un amore più grande di lui. Non è uno sforzo stoico, infatti, a dominare il suo gesto, bensì un abbandono nelle braccia di un Dio nel cui abbraccio tutto acquista un senso, anche il dolore più amaro. Calvario uscirà al cinema il 14 maggio per Fox.