Camminare per battere il diabete

Nelle piazze e nei parchi di 500 città italiane si svolgono iniziative per prevenire il diabete. Numerosi istruttori, addestrati dal campione olimpionico di marcia Maurizio Damilano, guidano tutti coloro che vogliono scoprire l’arte e la tecnica del fitwalking terapeutico all’aria aperta per migliorare la salute, il benessere e la qualità della vita. Sono dieci le regioni italiane che hanno aderito alla «camminata del benessere»: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia. La passeggiata sportiva rivolta ai pazienti diabetici fa parte del progetto Freedom League, realizzato in collaborazione con l’Associazione nazionale atleti diabetici.
Anche quest’anno Novartis si impegna a sostenere e supportare la Giornata Mondiale del Diabete, per meglio far conoscere questa patologia silente e spesso sottovalutata. «Corriamo più veloce del diabete», è il tema della decima edizione, che si concentrerà sull’importanza dell’attività fisica e dello sport per tenere sotto controllo la patologia e limitarne le complicazioni. «Dobbiamo attuare un cambiamento - sottolinea Carlo Giorda, vicepresidente dell’Associazione medici diabetologi - una glicemia di 140-150 non deve più essere tollerata con benevolenza, ma diventare subito oggetto di cura». Infatti gli ultimi studi hanno dimostrato come intervenire subito sulla glicemia (lo zucchero nel sangue) sia di «estremo beneficio per la persona con diabete: se cominciassimo a trattare in modo rigoroso la malattia almeno cinque anni prima rispetto a quanto accade oggi - dice Giorda - potremmo ridurre le complicanze vascolari di oltre il 40%».
Combattere il diabete di tipo 2 rappresenta una delle sfide più impegnative per la salute pubblica. Questa patologia colpisce circa 55 milioni di persone in Europa e 285 milioni nel mondo, cifre che la collocano al quarto o al quinto posto tra le principali cause di morte nella maggior parte delle nazioni ad alto reddito. In Italia il diabete colpisce più di 4 milioni di persone (il 7% della popolazione), con una spesa che si aggira intorno agli 11 miliardi di euro l’anno (il 10% della spesa sanitaria), più che raddoppiata negli ultimi 20 anni.
Il diabete è spesso asintomatico, ma molto pericoloso: ogni anno 75 mila diabetici subiscono un infarto, 18 mila un ictus, 20 mila vanno incontro a insufficienza renale cronica e 5 mila all’amputazione di un arto. Ogni anno 18 mila persone perdono la vita a causa del diabete.
Introdotta dalla Federazione internazionale del diabete (IDF) e dall’Organizzazione mondiale della sanità, la Giornata mondiale del diabete è celebrata annualmente dal 1991, e dal 2007 è diventata Giornata ufficiale delle Nazioni Unite. La data del 14 novembre è stata scelta poiché coincide con il compleanno di Frederic Banting, colui che insieme a Charles Best scoprì l’insulina. Il Fitwalking (letteralmente “camminare per la forma fisica”) è un’attività sportiva adatta a tutti che produce benessere (wellness metabolico). Permette quindi di evidenziare nella nostra vita ciò che è racchiuso nel senso vero del camminare e cioè: giusti ritmi, tranquillità e serenità, equilibrio psico-fisico. L’attività fisica risulta fondamentale anche per contrastare alcune complicanze del diabete, tra cui il piede diabetico caratterizzato da neuropatie periferiche ed alterazioni della circolazione. La neuropatia diabetica in realtà sembra giocare un ruolo necessario, ma non sufficiente per spiegarne la comparsa, considerata la grande differenza tra l’elevata incidenza della neuropatia e la limitata diffusione del piede di Charcot, una complicanza del diabete che colpisce le ossa e le articolazioni del piede: come conseguenza le ossa si frammentano e si deformano tanto da perdere i normali rapporti articolari. Un gruppo di ricercatori dell’unità operativa di medicina interna e angiologia del Policlinico Agostino Gemelli, diretta dal professor Giovanni Ghirlanda, ha voluto così indagare il possibile coinvolgimento di altri fattori, come la genetica, nello sviluppo del piede di Charcot. É questo il risultato di uno studio che per primo dimostra il ruolo svolto dalla genetica nello sviluppo di tale complicanza diabetica. «Questi risultati – precisa il dottor Pitocco, diabetologo al Gemelli potrebbero avere un’importante ripercussione anche nella pratica clinica».