La Campania nel bicchiere è più «Felix»

La Terra di Lavoro fu un'antica provincia del Regno di Napoli, poi del Regno delle Due Sicilie e infine del Regno d'Italia, abolita nel 1927 per decisione di Benito Mussolini sia per ragioni geopolitiche (dare più spazio alle province di Roma e Napoli) sia per contrastare la diffusa delinquenza. La storica Campania Felix distribuita tra le attuali province di Latina, Frosinone, Caserta, Napoli, Campobasso e Isernia aveva al suo centro Sessa Aurunca, nel cui territorio nasce oggi uno dei grandi vini rossi campani, chiamato appunto Terra di Lavoro.

Nacque dall'idea di un gruppo di amici (Maria Luisa e Roberto Selvaggi, Dora e Arturo Celentano e Francesco Catello) che all'inizio degli anni Novanta crearono l'azienda Galardi per produrre un solo grande vino che riprendesse le tradizioni enologiche di una regione che già da allora sembrava riscuotere più successo con i bianchi. Fondamentale fu la scelta del già affermato Riccardo Cotarella come enologo. Egli ideò un blend di Aglianico e Per'e Palumm' (in italiano Piedirosso) da vigne esposte a Sud-Ovest a un'altitudine tra i 400 e i 500 metri.

Il Terra di Lavoro è un vino affascinante. Innanzitutto perché ha uno stile ancora un po' anni Novanta, con un affinamento per dodici mesi in barrique nuove che dà una morbidezza e una rotondità non molto frequenti in un mercato che ora sembra prediligere la tipicità a tutti i costi. Poi per la piacevolezza riconosciuta sin dagli anni Novanta dalla critica nazionale e da quella internazionale, che ne hanno spesso parlato come uno dei grandi rossi italiani.

Altra peculiarità il fatto che Terra di Lavoro sia il solo vino dell'azienda, che produce una grappa dalle vinacce del nobile vino e un olio extravergine d'oliva (il Fontana Galardi) da uve sessana, leccino e frantoio.