CANOVA Trasformò un fanciullo in un dio

L’opera «Il principe Lubomirski come Amore» esposta per la prima volta a Possagno

Con la sua piccola bocca a bocciuolo leggermente aperta, l’espressione tra stupore e assenza sotto un casco di folte ciocche morbide che scendono fino alle spalle, il principino Henryk, dal levigato marmo in cui è chiusa la sua anima, guarda leggermente di lato con vaga malinconia, e pare non voler essere lì. Eppure, è come se l’intera sua figura stante, il braccio destro rilasciato sul fianco, la mano sinistra sull’arco e la faretra di Eros, l’equilibrio perfetto del corpo che poggia sulla gamba destra, dicessero il suo destino consapevole, la sua accettazione di bellezza. Chissà se lo Henryk vero, sorta di Tadzio tardosettecentesco, aveva un corpo dalle linee alessandrine e lisippiche come quelle dell’ideale sintesi canoviana. Ciò che abbiamo per certo è che Canova, per la ritrosia del principino, poté ritrarne solo la testa, modellando il resto a memoria e ispirandosi a «una statua antica per fare il sud.to Amorino: 20 scudi», com’è scritto in un suo quadernetto delle spese.
Peraltro, solo vincendo la propria «ripugnanza» per la ritrattistica Canova aveva ceduto all’«importuna insistenza» della principessa Elzbieta Lubomirska affinché effigiasse sul marmo il bellissimo nipote. Elzbieta, cugina del re di Polonia, era partita per un Grand Tour europeo con il nipote adolescente che adorava, lontano parente del defunto marito. Era arrivata a Roma verso la fine del 1785, mentre Canova, ventottenne e già famoso, era impegnato a portare a termine il monumento funerario di Clemente XIV nella basilica dei Santi Apostoli.
Durante il 1786, Canova modellò in creta dapprima la testa di Henryk, lavorò forse intanto anche al busto, di cui esiste una copia in gesso nella gipsoteca di Possagno, poi, alla fine dell’86, Elzbieta e il suo pupillo lasciarono Roma per il castello di Lancut in Polonia, senza saldare il conto, poi regolato per sollecitazioni dello stesso Canova. Il marmo del delizioso Henryk Lubomirski come Amore partì nel 1790 per la Polonia, fu collocato al termine della galleria di sculture antiche, ponendosi a conclusione ideale e coronamento dell’esperienza della classicità, e non uscì mai dal castello, diventato museo, fino alla presente occasione, in cui, per celebrare i 250 anni dalla nascita di Antonio Canova, nella sala di ricevimento della sua casa di Possagno, viene esibito nella mostra a lui dedicata, a cura di Mario Guderzo (fino all’1 novembre, catalogo Silvana Editoriale, con diversi contributi tra cui quello di Hugh Honour, tra i più grandi esperti mondiali dello scultore veneto).
All’inaugurazione, solo ai timorosi delle insidie della «suggestione» poteva non piacere del tutto l’idea di un percorso della mostra, in notturna, lungo trenta opere dell’attigua gipsoteca, quelle dedicate da Canova all’Amore e alla Bellezza, illuminate dalla luce calda di antiche lanterne mosse a mano o sulle pertiche, come pare facesse Canova ricevendo i suoi ospiti. Ecco così che, tra luci e ombre, si paravano davanti agli occhi Adone incoronato da Venere, Venere e Amore, Amore e Psiche che si abbracciano...
Fu subito passione per il principino Henryk come Amore. Il raffinato colonnello Campbell, che a Roma in quel periodo soggiornava e collezionava vasi greci, volle anch’egli un marmo di amorino come quello di Henryk (ma con testa totalmente idealizzata), e anche un irlandese, John David La Touche, domandò di averne uno per sé, e il principe russo Jusupov ne ottenne pure uno suo, nel 1794, cosicché ora, all’Anglesey Abbey di Cambridge, alla National Gallery di Dublino e all’Ermitage di San Pietroburgo, ci sono altri tre marmi di amorini discendenti da Henryk. La stessa Elzbieta si fece fare da Canova due calchi. Chi vide quel gesso alla mostra milanese «Il neoclassicismo in Italia» a Palazzo Reale, potrà sentire nuova emozione ammirando il marmo originale finché sarà a Possagno, e gli ritorneranno forse alla mente le parole di Winckelmann sulle opportunità e difficoltà nella rappresentazione di figure giovanili. «Come nella pulita e liscia superficie dell’anima, in un medesimo istante molte e diverse idee s’imprimono, così avviene nel contorno d’una bella figura giovanile: sembra tersa, uguale e uniforme, oppure vi si fanno in un punto mille cambiamenti diversi».
LA MOSTRA
«Il principe Henryk Lubomirski come Amore», Possagno, Museo e Gipsoteca canoviana, fino all’1 novembre. Orario: tutti i giorni 9-19. Info: 0423544323.