«Da Canterbury al Duomo: farò rivivere il mito di Eliot»

«Sono laico. Come avrebbe sostenuto Paolo Grassi non ho il privilegio di credere, eppure confido che con quest'opera potrò contribuire a rendere più salda almeno una guglia del Duomo di Milano». Impregnate di orgoglio civile, tipico degli agnostici, le parole di Maurizio Scaparro commentano Assassinio nella Cattedrale. Il celebre dramma di T.S. Eliot sarà in scena domani sera alle 20.45 in Duomo nella versione lirica di Ildebrando Pizzetti e poi in prosa giovedì sulle terrazze tra le guglie. Thomas Beckett, ucciso nella cattedrale di Canterbury nella notte di Natale del 1170, sarà interpretato dall’attore Giuseppe Pambieri.
Perché un regista dalla ricerca tutta «terrena» come Scaparro ha accettato di dirigere un pièce in cui alla fine il mistero piu alto è il significato del martirio?
Il vero martire è colui che non desidera più nulla per sè, nemmeno la gloria del martirio. E' una delle frasi di Beckett che fanno immediatamente meditare sulla differenza tra potere mondano e potere celeste, non solo fuori, ma anche dentro di noi. In una società completamente impostata sul culto dell'io, della fama, dell'affermazione personale, un postulato del genere pone subito una domanda: quale la differenza tra il potere della volontà della fama e la gratuità del dono regale della gloria? «Dono. Questa è la parola misteriosa su cui Eliot ci invita a riflettere. La vita di Beckett, fatta di tanti tempi, e questo è importante da sottolineare, perché spesso noi siamo propensi a vedere la nostra vita come un unicum temporale, invece l'esistenza è solcata da diversi passaggi, non arriva al martirio come a un coronamento di autocompiacimento in un gesto di eroico coraggio, ma in un'atmosfera di serena pace. L'uomo contemporaneo, che ottiene tutto, è turbato. Beckett è sereno». La pace e la gloria, due parole da tener molto presenti in questi tempi.
Sereno, in pace, mentre intorno a lui ci sono tanti tentatori, a cui alla fine risponde: Beckett sa che l'uomo deve accettare il significato di questa parola: passare. Ecco il centro da cui l'uomo contemporaneo fugge, vivendo in realtà una vita tormentata da questa ossessiva presenza del terrore di passare. «Beckett è attento, dubbioso ma sempre curioso. Ha vissuto ogni cosa: l'amicizia, il rapporto con i poteri forti, oggi diremmo, ma dentro di lui alla fine accetta d'essere infuso solo del dono della Santità. Accettando la regìa di questo evento ho voluto in un certo senso esprimere il mio essere laico ma con un'attenzione alla fede».
Sarà un interrogativo antichissimo nella nostra cultura occidentale, ma proprio per questo del tutto nuovo quello che viene lanciato venerdì sulle terrazze del Duomo, là, in alto, in questa città che proprio negli stessi giorni inaugura un festival di letteratura noir, perché città individualista, rampicante sulle vette dell'io potente, forte, ricco, che per potere, forza, ricchezza arriva all'assassinio. E strano, il titolo di quest'opera è proprio assassinio, ma un assassinio che non rientrerebbe nella cronaca nera, ma in quella piu' bianca. La cronaca celeste, cosciente che esiste anche la parola morte, non come fatto, ma come valore. Dentro una Cattedrale, che si fa teatro della grande avventura umana e del significato della sua vita.
Biglietti: Duomo Infopoint
via Arcivescovado 1
tel. 0272023375.
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