Cantoni: "Cabina di regiaper le fiere, essenzialialla politica industriale"

Il presidente di Fondazione Fiera Milano: "Prioritario sostenere l'export delle imprese italiane e la loro internazionalizzazione. Le fiere potrebbero essere soggetto attuatore delle politiche di incentivo". La proposta: "A Milano gli Stati generali delle fiere italiane"<strong><strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong></strong>

Il successo di Mce - Mostra Convegno Expocomfort che si è conclusa da poco a Fieramilano e ha fatto il pieno di espositori e visitatori (oltre 155mila) provenienti da tutto il mondo, con le aziende italiane in primo piano, è la conferma dell'importanza delle fiere su tre linee forti: la loro importanza come strumento a sostegno delle imprese e delle politiche industriali, l'internazionalizzazione e lo sviluppo dei territori.

Temi che sono stati proprio al centro del forum internazionale Le fiere negli anni 2.0: tra internazionalizzazione e sviluppo dei territori, organizzato nei giorni scorsi da Fondazione Fiera Milano al centro congressi MiCo, la nuova struttura congressuale, la più grande d'Europa, voluta dalla Fondazione. Forum che, va sottolineato, è stato ricco di spunti di riflessione, costruttivo e a tratti polemico. In tempi di crisi economica globale, di assoluta necessità di rilanciare l'economia e soprattutto - guardando all'Italia - l'export, non poteva essere che così. E il presidente di Fondazione Fiera Milano, professor Gianpiero Cantoni, tirando le fila a conclusione dei lavori, è entrato con decisione nel merito delle questioni sul tappeto lanciando la proposta di organizzare a Milano gli Stati generali delle fiere italiane.

"La crisi internazionale modificherà strutturalmente il sistema fieristico - ha detto Cantoni nella sua analisi -, ne abbiamo già diverse evidenze: vi è una polarizzazione sulle manifestazioni di maggior successo, emergono nuovi player in molti ambiti dell’arena competitiva, che nei prossimi anni avranno un ruolo sempre più importante. Il sistema fieristico italiano ha sofferto indubbiamente della crisi internazionale e ha un quadro competitivo interno molto acceso che rischia di portare più svantaggi che benefici al sistema. In questo quadro si suggerisce che le fiere possano essere strumenti di politica industriale a livello nazionale particolarmente efficaci. Alla tradizionale attività di promozione dell’export attraverso l’accompagnamento di gruppi di aziende alle fiere esistenti nei diversi paesi, i governi più lungimiranti hanno affiancato lo sviluppo internazionale del proprio sistema fieristico, cogliendo così due grandi obiettivi: l’internazionalizzazione delle imprese e l’internazionalizzazione degli operatori fieristici".

E' uno scenario di forte competitività, soprattutto fra grandi aree geografiche e fra sistemi-paese che richiede scelte politiche rapide e adeguate, che per il momento non ci sono. Cantoni non ha nascosto la sua preoccupazione rivolgendosi a Leopoldo Franza, del Dipartimento per l’Impresa e internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico. "Serve una politica industriale, non sono le fiere e le imprese a dover fornire gli strumenti della politica industriale, invito al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera a venire tra noi e fare proposte concrete a, a dirci cosa può portare per le fiere". Poi l'affondo al rappresentante del ministero: "Non avete nemmeno capito l'importanza di questo primo forum fieristico che abbiamo organizzato qui a Milano, dove c'è la fiera più grande d'Italia, una delle più importanti d'Europa… C'è un tavolo aperto al quale Fiera Milano non è stata chiamata, noi chiediamo, una volta per tutte, un coordinamento che venga dal ministero. E' questo il messaggio del mondo fieristico al governo e al mondo politico".

"La complessità dell’attuale fase di competizione globale consiste proprio nell'interazione tra forze di mercato (imprese) e aree nazionali-regionali, che conservano un ruolo importante. Anche per questa ragione, le sfide poste dal mercato globale comportano decisioni di politica di relazione estera influenzate in misura crescente da fattori economici - ha proseguito Cantoni -. La conquista di posizioni di maggior rilevanza sui nuovi mercati andrà perseguita con ancora maggior forza nei prossimi anni, in ragione del progressivo spostamento del baricentro del commercio internazionale dai paesi industrializzati verso quelli emergenti. Ma se l’apertura complessiva della nostra economia è aumentata in misura notevole negli ultimi anni, il grado di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano resta comunque inferiore a quello dei principali paesi europei, come dimostra in particolare il raffronto con la Germania. Alla metà degli anni Novanta, l’economia tedesca presentava, in termini di apertura, livelli simili a quelli italiani; ma è poi riuscita pressoché a raddoppiarli (oltre il 45%), distanziando nettamente l’Italia dove l’internazionalizzazione continua a interessare un numero relativamente limitato di imprese. Basti citare un dato indicativo: il 10% per cento delle imprese esportatrici continua a coprire il 70% del totale dell’export italiano. Per gli investimenti all’estero, la concentrazione è ancora più elevata".

"Diventa prioritario, di conseguenza, l’obiettivo di aumentare il numero delle imprese italiane in grado di vendere e di competere sui mercati internazionali - ha aggiunto il presidente di Fondazione Fiera Milano - . La forza della Germania deriva anche da un numero molto più rilevante – assai superiore alla media degli altri paesi europei – di imprese internazionalizzate. In questa prospettiva, assumono sempre maggiore importanza le politiche di promozione commerciale e un sistema fieristico efficiente a livello globale, inteso come infrastruttura al servizio di un sistema paese e delle sue imprese, rappresenta un vantaggio competitivo straordinario. All’estero le fiere sono considerate termometri di una economia, luoghi privilegiati per l’osservazione delle nuove tendenze di mercato e strumenti strategici per l’internazionalizzazione. Per il successo di questa che potremmo definire come la fase di una “nuova politica industriale”, occorre un’azione congiunta del governo, delle istituzioni locali-regionali e delle imprese che partecipano, a vario titolo e con differenti ruoli di stakeholders, alla filiera fieristica e la necessità di un nuovo coordinamento sistemico dell’intera filiera espositiva appare sempre più ineludibile, salvaguardando però la necessaria concorrenza".

"L’esigenza è quella di una rappresentanza compatta e autorevole - ha spiegato Cantoni -, sia per la complessità delle sfide che la globalizzazione pone al settore, sia per una degna interlocuzione con i governi – regionali, nazionale e a livello comunitario europeo. Al governo e agli stakeholders istituzionali spetta soprattutto un’azione coerente di indirizzo e di coordinamento dei vari strumenti, una cabina di regia realmente responsabile di un coordinamento unitario dell’internazionalizzazione e della promozione commerciale. Alle imprese, in un contesto di diffusa innovatività dei processi e dei prodotti, il compito di realizzare scelte efficienti nell’utilizzo dei fattori produttivi e di attuare adeguate politiche di prezzo e di qualità, così da assicurare alla produzione nazionale i più ampi margini di competitività".

Ecco quindi che nelle politiche di incentivo all’internazionalizzazione delle imprese, il sistema fieristico è oggi solo "un soggetto destinatario delle politiche ma potrebbe – date le sue competenze – essere soggetto attuatore proprio in quanto detentore di un know how organizzativo utile per realizzare fiere (e internazionalizzazione) all’estero".

Passi necessari da compiere perché "il settore fieristico italiano è uno dei più importanti, secondo in Europa dopo la Germania per dimensione e capacità di attrazione, e quarto a livello mondiale. Il concetto classico di fiera sta evolvendo verso un futuro in cui lo spazio espositivo sarà meno amplificato". Le fiere che offriranno sempre più contenuti esperienziali e l' obiettivo, quindi, non è soltanto quello di presentare beni e servizi, ma l' esperienza che ne deriva, creando emozioni e sensazioni attraverso il loro utilizzo".

Centrali risultano le politiche di qualificazione anche attraverso nuove infrastrutturazioni e servizi per l’utenza, aggiunge il presidente dei Fondazione Fiera Milano che sottolinea: "Ricordo, in tale prospettiva, che il settore fieristico tedesco riceverà finanziamenti pubblici pari a circa 300 milioni di euro, che saranno utilizzati per la modernizzazione del centro congressi di Berlino e per le fiere in Dusseldorf, Essen and Hannover. Fondazione Fiera Milano ha finanziato autonomamente il nuovo centro congressi MiCo senza contributi o sostegni pubblici per le infrastrutture fieristiche-congressuali, la prima grande opera a disposizione di Expo 2015". E ha ricordato anche che il nuovo Polo fieristico è stato realizzato a costo zero per le finanze pubbliche.

Infine Gianpaolo Cantoni ha chiesto "un ruolo attivo per le fiere", estremamente importante per il successo del Sistema Paese proponendo a tutto il sistema fieristico e ai suoi stakeholder di "rendere operativi gli Stati generali delle fiere italiane per discutere proposte costruttive in una logica di confronto internazionale". "Fondazione Fiera Milano e la società di gestione Fiera Milano SpA - conclude - mettono a disposizione gli spazi e le relazioni per chiamare a raccolta tutti gli interlocutori di questo complesso sistema, le imprese clienti, i governi e le istituzioni locali, nazionali e sovranazionali per ottenere una posizione condivisa sulle tematiche più urgenti e strategiche. E’ una proposta concreta per lo sviluppo di tutto il sistema fieristico che permetta sempre più alle aziende del nostro Paese di essere leader e di poter fare sistema in modo efficace e competitivo".