Capirossi: «Quando smetto voglio entrare in politica»

«Se anche quest’anno non riuscissi a togliermi delle soddisfazioni, potrei lasciare la Ducati»

Benny Casadei Lucchi

È l’uomo da cui puoi aspettarti tutto. Per cui, non ti scomponi se, parlando di motori e impennate, d’un tratto butta lì che gli piacerebbe darsi alla politica. Tutto può fare Loris Capirossi, alfiere Ducati, classe 1973, romagnolo di Castel San Pietro. E il curriculum dei suoi sedici anni nel mondiale parla per lui. Tre titoli, ventitré vittorie, tante battaglie, incredibili sofferenze e sfide incredibili. È l’uomo che ha saputo correre con la clavicola spezzata, con la schiena martoriata, con il polso ingessato al manubrio e imbottito di antidolorifici a tal punto da svenire appena tagliato il traguardo. Ci sarà un motivo se di Valentino si dice bravo e fuoriclasse, di Biaggi si dice bravo e astuto, mentre di Loris si dice bravo e coraggioso. E ci vuole coraggio per progettare un futuro in politica. Per di più senza casco.
Stagioni dure, fin qui avare di soddisfazioni. L’avrebbe pensato quando, tre anni fa, firmò per la Ducati?
«No, assolutamente: ero certo sarei stato più avanti. Il primo anno è stato fantastico con la vittoria in Spagna; il secondo difficilissimo; il terzo, questo, ha un potenziale più vicino al primo, però i risultati mancano. E abbiamo problemi di gomme».
Gomme? La Ducati è la Ferrari a due ruote e come la Rossa monta le gomme Bridgestone.
«In effetti sembriamo molto simili, però le Bridgestone F1 e quelle MotoGp sono realizzate da due fabbriche diverse. Quindi, il problema è diverso».
Lei è l’unico che può contrastare, quanto a impatto mediatico sul pubblico, il ciclone Valentino. Vincere con la Ducati sarebbe infatti qualcosa di speciale.
«Sì, italiano su moto italiana, per di più una Ducati, è qualcosa di speciale e se dovessimo riuscire a tornare alla vittoria l’impatto sarebbe incredibile. Io sono qui per vincere non per far presenza».
E se la stagione, e tocchi ferro, finisse senza successi, lei che farebbe? Si guarderebbe attorno?
«Sì. Un pilota del mio livello ha assolutamente bisogno che tutto funzioni, che tutto quadri. Altrimenti dovrò cercare altri stimoli».
Quanto dà fastidio il ciclone Rossi che a lei e a Biaggi ha tolto la ribalta?
«Non mi dà fastidio, lo stimo e sono contento per lui. È un grande e l’anno scorso ha vinto da fuoriclasse. Ma non dimenticate che lui, in carriera, ha sempre avuto momenti perfetti, mentre questo è un mondo circolare, dove sali e poi scendi. Non gli è ancora successo».
Quanto le dà fastidio sentirsi sempre domandare di Rossi?
«Ci sono abituato. E poi sono sicuro che, se io e Vale avessimo la stessa identica moto, saremmo tutte le domeniche lì a giocarci la vittoria. Non dico di essere più forte di lui, ma neppure sono più pippa. Se penso a tutti i duelli fatti quand’eravamo in 500... Il prossimo anno in Ducati, od ovunque io sia, voglio poter lottare per vincere. Ho trentadue anni e voglio smettere con il sorriso».
E poi?
«Poi mi piacerebbe conoscere il premier: è una persona di carisma, che ha fatto ed ottenuto più o meno tutto ciò che si era prefissato. È uno tosto».
Quindi sta pensando di darsi alla politica?
«Diciamo che per il momento vorrei solo conoscere Berlusconi. Quanto alla politica, però, ritengo di avere le idee chiare su ciò che potrebbe servire davvero. Ma quello è un mondo difficile per uno sportivo...».
Anche se non mancano gli esempi?
«Sì, è vero».
Proposte?
«Questo Paese ha bisogno di molte cose: penso ai problemi a livello di infrastrutture. In sedici anni in giro per il mondo mi sono perfettamente reso conto che molti Paesi ci sono passati davanti. Il problema è che i politici spesso non sanno come funziona la vita vera, dal chilo di pane al litro di benzina. Per cui, se mai dovesse essere, potrei dare il mio contributo su certi problemi viabilistici, sulla sicurezza per chi guida, su ciò che veramente serve in autostrada... non posso accettare di vedere gente in coda per ore e ore».
In effetti, per uno che passa la vita a trecento all’ora, la coda è la peggior cosa.