La capitale del bullismo: a Roma 28 denunce ogni 10mila minori

A Roma, più che altrove, è allarme-bullismo. L’indice di denuncia di episodi di prepotenza, sulla popolazione minorenne, è di molto superiore alla media nazionale: dal 28,2% di denunce effettuate ogni 10.000 minori della Capitale si arriva al 24,2% nel Lazio, seguito dal Viterbo con il 20,6%. Mentre la media nazionale è del 19,6%. È quanto emerge da un’anticipazione dei dati che verranno presentati durante il Sanit - il forum internazionale della salute - in programma a Roma dal 23 al 26 giugno.
A fare il punto su un fenomeno in preoccupante crescita è il professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e direttore della cattedra di psicopatologia forense e dell’Osservatorio dei comportamenti e della devianza della Sapienza di Roma. Secondo Mastronarsi ormai si può addirittura parlare di «cyberbullismo», cioè di vessazioni praticate attraverso le nuove tecnologie: gli sms, le mail o le chat su internet. L’obiettivo del bullo è sempre quello di danneggiare la vittima, emarginarla, deriderla. Gli intervistati definiscono il bullo uno che vuole sentirsi più forte, nel 43,2% dei casi, perché vogliono sentirsi più grandi nel 28,6% e solo il 2,2% credono che lo facciano per scherzare. Ciò che cambia invece è l’età, si sta cioè abbassando la soglia minima dei primi gesti. Dai consueti 10 anni si stanno verificando episodi già all’asilo.
Ancora troppo pochi i ragazzi vessati dai bulli che cercano appoggio nella famiglia: quasi mai lo fanno gli adolescenti, i bambini tra i 7 e gli 11 anni chiedono aiuto ma solo nel 36% dei casi e, in altre situazioni, nel 22% dei casi preferiscono chiedere aiuto al prepotente di turno. Resta la scuola il luogo di elezione dei piccoli bulli in erba, visto che nel 43,6% dei casi gli atti di bullismo vengono compiuto in ambito scolastico. Il 26,4% è compiuto in strada, specie al Sud e nelle isole, dove la strada diventa scenario di violenza nel 27,8% dei casi. Nel 9,1% dei casi gli atti di bullismo avvengono nei locali e nei luoghi di ritrovo e, nel 4,1% avvengono in palestra.
Secondo il parare dei ragazzi, il 14,9% del totale sostiene che il bullo è un prepotente, nel 14% un insicuro, il 10% pensa che il bullo si comporti così per solitudine, il 4,4% per maleducazione. E solo il 4,1% pensa che il bullo sia semplicemente «cattivo».