Il capitalismo è il figliol prodigo del cristianesimo E meno male

Pubblicato prima che la crisi dei mutui sub-prime e il dissesto dei bilanci pubblici europei diffondessero una grande ansia sulle nostre prospettive, il volume scritto a quattro mani da Ettore Gotti Tedeschi e Rino Cammilleri (Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale) torna in libreria in una nuova versione edita da Lindau (pagg. 154, euro 15).
La scelta è particolarmente opportuna dato che offre ai due autori (un importante banchiere cattolico, ora alla testa dello Ior, e un noto intellettuale da anni impegnato in un’azione apologetica) l’opportunità di rileggere la loro conversazione all’indomani della Caritas in Veritate, con cui papa Benedetto XVI ha riattualizzato la morale cristiana in rapporto ai problemi dell’economia. L’analisi poggia su alcuni temi fondamentali. In primo luogo, sull’idea che «il capitalismo ha origini cristiane» ed è un frutto di quel rapporto tra libertà individuale e rispetto per l’altro che è cruciale nel messaggio evangelico. Il fatto storico che istituzioni come il credito a interesse o la cambiale siano sorte in età medioevale è una conseguenza di tutto ciò. Ovviamente, Gotti Tedeschi e Cammilleri sono consapevoli che se Dio ha consegnato all’uomo la libertà di compiere il bene e il male, questo non significa che ogni cosa gli uomini possano fare sia da apprezzarsi. L’ordine capitalistico è fondamentale, ma non basta. Per essere l’impalcatura di un’economia al servizio dell’uomo, esso ha bisogno di uomini ispirati. Da qui la proposta di quella morale cattolica che «è vivibile e applicabile individualmente, non come regola. Ma questo non deve sorprenderci: la ricerca della salvezza è individuale».
Il testo sfida molti luoghi comuni: come quando difende quelle disuguaglianze economiche che larga parte della cultura cattolica progressista, rifiuta. Per Gotti Tedeschi, invece, «la disuguaglianza permette a chi ha meno (in senso lato) di misurarsi con chi ha di più: ciò stimola la volontà di crescere, di lottare per migliorare, di esercitare le capacità personali». Essa è anche la manifestazione sociale della nostra imperfezione e un invito a fare meglio. In generale, ogni questione materiale è letta alla luce di una critica del nichilismo contemporaneo. Lo sottolinea lo stesso cardinale Tarcisio Bertone, nella sua premessa: «la crisi economica globale ancora in atto è stata generata dallo sfaldamento o dal misconoscimento dei valori morali». In un’età dominata dal cinismo di un potere che non ammette limiti, tutto appare arbitrario e svanisce l’idea stessa della centralità della persona umana.
Il capitolo conclusivo, aggiunto alla seconda edizione, insiste sulla questione demografica. Più in particolare, Gotti Tedeschi sottolinea come lo sbilanciamento tra giovani e anziani minacci il sistema pensionistico. E questo è anche conseguenza del fatto che si è statizzata la previdenza, sprecando i contributi di chi ora è anziano e scaricando sulle generazioni a venire l’onere di provvedere loro. In sintesi, l’indicazione degli autori è chiara: per avere un’economia umana bisogna operare sulle regole, proteggendo la libera creatività dei singoli, ma è pure necessario che si affermi una cultura nutrita da quegli scrupoli che la mentalità prevalente sembra del tutto ignorare.