Al capolinea del femminismo fra le signore di Park Avenue

Hanno lauree e master, mariti ricchi e potenti. Ma non lavorano, non sono indipendenti e si occupano di figli, tate, case: povere privilegiate (col bonus)

Hanno studiato nei migliori college d'America. Si sono laureate nelle università della Ivy League. Hanno anche dei Master in Business Administration, però amministrano, al massimo, una casa di lusso (magari due o tre) nel cuore di Manhattan. Più che nel cuore: nel centro economico-sociale del centro di Manhattan, quell'Upper East Side che in poche miglia concentra la percentuale più alta di ricchezza, chiccheria, snobismo, altezzosità e in sintesi di elitarietà di tutto il pianeta (Buckingham Palace a parte). È il mondo di Park Avenue (e Madison, e la Quinta, tutto in quell'angolo compreso fra il Parco e Lexington, fra la 63esima e la 94esima Est), ovvero l'ultima fermata del femminismo: le signore dell'Upper East Side sono un paradosso, sono la contraddizione vivente di tutte le conquiste e i progressi e le rivendicazioni di un secolo di battaglie femminili e lo sono senza apparentemente tradire la loro femminilità. Anzi. Esaltandola al massimo.

Sono donne perfette (o almeno così sembrano), sulla trentina anche se di norma dimostrano, in media, una decina di anni in meno; hanno due o tre o quattro o perfino sei figli, ultima forma di ostentazione, nel nuovo Millennio, di un patrimonio indiscutibilmente solido; hanno una formazione d'eccellenza, costata ai genitori migliaia di dollari l'anno; sono bellissime e curate (in media spendono qualcosa come centomila dollari l'anno solo fra parrucchiere, palestra, vestiti e creme di bellezza); hanno matrimoni giusti, mariti che gestiscono hedge fund e fondi di private equity, che siedono nei board delle istituzioni più importanti di New York e nei consigli di amministrazione delle scuole private più prestigiose, quelle dove poi vengono iscritti i figli della coppia. Queste donne sono al top e sono il top: però non lavorano. Non guadagnano. Non sono indipendenti, tutt'altro: sono totalmente dipendenti dai loro facoltosi e manageriali mariti, sono imprigionate nei loro matrimoni altolocati. Gli uomini, i «loro» uomini, sono potenti, potentissimi; loro no. Cioè sono potenti, apparentemente, nella loro cerchia di femmine privilegiate, nella tribù super-ristretta delle donne dell'Upper East Side: lì, in quell'isola nell'isola di triplex di lusso con vista su Central Park o sul fiume, fra negozi che sprezzano la parola «saldi» e Birkin al braccio della tata, fra «colloqui» e «prove di gioco» ai bambini di due anni per la selezione in un nido esclusivo, che è poi la porta d'ingresso per un asilo di prestigio e quindi per una futura scuola in linea con le aspettative (dei genitori), ecco, in quell'habitat sono delle api regine. E, fra loro, alcune sono più regine di altre. Hamptons, Aspen, completi Chanel per andare al parcogiochi, feste di compleanno per bambini a bordo di jet privati, palestre costose in cui scolpire corpi da urlo, da ventenni che non hanno mai partorito. E poi serate fra sole donne, in cui sfoggiare e farsi invidiare e stare, soprattutto, molto lontane dai maschi: è la segregazione dei sessi, la realtà dell'Upper East Side, come racconta, con l'occhio di un'antropologa, Wednesday Martin, che lì ha vissuto per sei anni dopo essersi trasferita col marito, il figlio piccolo e un altro in attesa. Delle sue ricerche (sempre dichiarate alle interlocutrici) ed esperienze Martin racconta in Primates of Park Avenue , un libro che in America ha suscitato clamore perché ha scoperchiato un segreto di Pulcinella: dietro l'apparenza dell'avere raggiunto il massimo, le donne dell'élite della città più avanzata del globo in realtà si occupano di bambini, appartamenti, torte da vendere a scuola, newsletter fra mamme, insomma quella che viene definita la Mommynomics, e tutto gratis.

È la spirale della «maternità intensiva»: una cura totale che fa sì che ogni sbavatura nella carriera (sì, già di carriera si parla, anche a due anni) dei figli ricada come una colpa insanabile sulla madre. Casalinghe di lusso. Poor little rich women , povere privilegiate, insonni per l'ansia e le pillole. Per la prole e i mariti fedifraghi. Perché forse il marito a fine anno abbasserà il tetto del loro bonus: una specie di «stipendio» annuale da madre di famiglia (molto benestante), che segretamente - questo è davvero un tabù svelato da Martins, che ha scatenato polemiche sul New York Times - l'uomo passa alla donna, per contratto o in base ai «risultati» raggiunti. Il prezzo del biglietto, perché anche essere principesse nella torre dorata di un grattacielo di Manhattan costa, e non solo in termini di dollari.

Commenti

ORCHIDEABLU

Mer, 14/10/2015 - 10:28

DONNE MAGNIFICHE CHE TUTTO IL MONDO MASCHILE VORREBBE AVERE COME MOGLI,SORELLE,O MADRI PERSINO I GAY VORREBBERO DELLE MADRI COSI'DEDITE A LORO PERCHE' LA CURA DEI PROPRI CARI E' IL MASSIMO CHE NATURA UMANA POSSA E' VOGLIA AVERE.