Il capomastro che fu fermato solo dall’antrace

Pier Augusto Stagi

da Milano

Il ciclismo? La sua passione, non certo la sua malattia: al massimo gli ha procurato qualche malanno. Per via della bicicletta Paolo Savoldelli di malanni ne ha dovuti superare parecchi. Soprattutto incidenti. Dai traumi facciali, alle fratture della clavicola. La sua vera passione? L'edilizia, il mattone, «Come Silvio Berlusconi», dice lui divertito. E per divertimento e amicizia, quest'anno si è anche buttato in politica. «L'ho fatto per un amico, mi sono candidato nelle liste di Forza Italia. Sono arrivato terzo, il primo dei non eletti». Politicamente la Regione l'ha trombato, ciclisticamente parlando l'Italia che pedala l'ha eletto a più bravo di tutti. Ha costruito il suo successo con calma e pazienza, mattoncino dopo mattoncino, come il più umile dei muratori, anche se Paolo Savoldelli, 32 anni, bergamasco di Rovetta, può già dire di aver fatto due imprese: una al Giro, l'altra edile a casa sua. Con quello di ieri sono due i Giri d'Italia vinti. Nel 2002 gli portarono via (per ragioni di doping) sia Garzelli che Simoni, e lui seppe approfittare di questa opportunità strappando la maglia rosa all'australiano Cadel Evans. Ma c'è anche un rovescio della medaglia: incidenti a non finire. 13 aprile 2004, Paolo Savoldelli corre con la maglia della Telekom di Ullrich e resta coinvolto in una caduta al Giro di Colonia: per lui frattura e plastica facciale. Già all'inizio della stagione 2003 un incidente a Tenerife lo costringe a una pausa di diversi mesi dopo un frontale con una motocicletta. Ma anche quest'anno, il 16 gennaio scorso, cade pesantemente in allenamento e riporta la frattura della clavicola. Storie di stop e impedimenti, che non gli hanno però impedito di venire al Giro e vincerlo. Il seguito? Rinasce nel 2002, grazie ad un manipolatore che gli rimette la schiena dritta e vince subito il Giro. Dopo la corsa rosa lo cerca Lance Armstrong, ma i fatti dell'11 settembre mettono in crisi il mondo e anche lui. «C’era stato un contatto nel 2001, sembrava già tutto fatto. Poi le poste americane (l'Us Postal, sponsor del texano, ndr) sono andate in crisi: l’11 settembre e la polvere d'antrace ha fatto il resto». Il resto è storia recente. Maglia della T-Mobile, con Ullrich: due anni da dimenticare. Lascia il kaiser e finalmente approda a casa del texano, con tre anni di ritardo. Vince il Giro al primo colpo. Che colpo.

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