Ma il Capossela religioso non è «no-global»

Luca Rocca

Da un album atteso a un concerto romantico e folle, con sprazzi di straordinaria dolcezza. È lo spettacolo di Vinicio Capossela. Un’esibizione imperdibile quella vista all'Auditorium della Conciliazione. Capossela, infatti, non è un artista in grado di deludere, non ci riuscirebbe nemmeno se volesse.
La prima parte del concerto è dedicata al nuovo album, Ovunque proteggi, con due temi centrali spesso sottolineati dall’artista durante la serata: l’amore e Cristo. Non a caso i momenti di maggior trasporto sono quando Capossela canta Pena del alma e L’uomo vivo. Per Capossela la prima è «la pena capitale, anche perché bisogna continuare a danzare il ballo della vita con la morte nel cuore». Applausi scroscianti. Nel descriverci la seconda, Capossela ricorda i funerali di Giovanni Paolo II, la commozione che ha provato alla notizia della sua morte. Poi esorta a «dare gioia a Cristo», che nel testo Capossela descrive nel giorno della resurrezione, «un giorno di gioia», mentre gli uomini se lo contendono con allegria. C’è un terzo tema, però, nella serata «caposseliana». È la nostalgia, che è infatti il tema di fondo di Dove siamo rimasti a terra Nutless, una dolce canzone che richiama in vari modi il celebre film di Sergio Leone, C’era una volta in America. Capossela canta la nostalgia dell’adolescenza, «dei veri amici scomparsi ai quali, da piccolo, hai concesso la confidenza di una scazzottata».
Un altro momento visibilmente toccante lo si coglie quando l’artista si esibisce nella S.S. dei naufragati. Un incantevole motivo con il quale si racconta di «un capitano che non esita a mandare alla deriva i suoi uomini e la sua nave» e la conseguente invocazione della «Santissima». Non mancano le vecchie canzoni: da Che cos’è l’amor alla strapaesana Al veglione. Ma sono l’amore, Cristo e la nostalgia che canta Vinicio Capossela, temi secolari e tradizionali, dunque, e lo fa con la solita maestria, ma probabilmente con un po' di delusione per quei fan che in Vinicio speravano di aver trovato un’altra improbabile icona «no global».