Il carattere dei milanesi? È nascosto tra le «righe» Una studiosa racconta come vengono analizzate le grafie Milano è la città italiana dove questa scienza è più utilizzata

Milano è la città italiana in cui gli studi di grafologia riescono ad avere la maggiore applicazione, anche se, rispetto al resto d’Europa, la nostra nazione riveste un ruolo piuttosto scadente in questa disciplina: «La grafologia è una vera e propria scienza - dice Simona Pandozy, che con Sara Rona ha aperto tre anni fa uno studio per sviluppare tale cultura nelle sue applicazioni più concrete, psicologiche, scientifiche e private- Una scienza che si occupa dell’analisi della personalità attraverso l’esame della scrittura spontanea, e permette di comprendere certe sfumature anche difficili da identificare di una persona. Se, ad esempio, i maestri alle elementari conoscessero un minimo di grafologia, probabilmente spesso eviterebbero di sgridare i bambini se hanno una calligrafia particolarmente disordinata: prima si arriva a capire i motivi che portano i piccoli a scrivere “male“, prima si riesce anche a migliorarli».
Per dare delle brevi indicazioni generiche: la scrittura tonda, tipica delle adolescenti, è indice di egocentrismo. Chi utilizza il computer tutto il giorno, grafici e architetti ad esempio, scrive genericamente in modo disordinato perché meno ci si esercita e meno si è chiari. Le scritture più complicate da analizzare per un grafologo, però, sono proprio quelle precise perché denotano controllo, freno della personalità. «Il foglio è uno spazio- continua la Pandozy- la scrittura svela il modo in cui una persona si pone nello spazio stesso». Le applicazioni della grafologia riescono a chiarire persino le dinamiche di famiglia, o a valutare, a priori, la compatibilità o meno tra un uomo e una donna: «La scrittura esprime la crescita e le difficoltà di una persona- specifica ancora la grafologa- esisterebbe anche la possibilità di fare la “grafoterapia“, unita alla terapia psicologica». Certamente, infatti, questa scienza non ha la pretesa di risolvere tutto da sé, ma è di largo aiuto a diversi tipi di analisi. Benché, infatti, in Italia sia spesso considerata come una sorta di “pratica chiromantica“, in realtà è un aiuto importante anche per svelare truffe legali e falsi sui documenti: «Rifare, imitare il segno è facile. È il gesto ad essere unico: capita che si firmino documenti e poi di dimenticarsene, magari dopo tanti anni. La firma può diventare quasi irriconoscibile perché la scrittura si cambia. Tramite le nostre analisi, però, riusciamo ad attribuire il gesto ad una persona, e quindi a riconoscere le calligrafie anche dopo tanto tempo» aggiunge la Pandozy. Per fare un’analisi grafologica sono necessari anche strumenti precisi, come la “lampada di Wood“ che riesce a rilevare abrasioni, macchie sospette, cancellature: infatti l’illuminazione crea una particolare reazione chimica a contatto col foglio e con le sostanze che vi sono state depositate, in modo da renderle subito note. L’analisi grafologica riesce a verificare l’autenticità di un testamento olografico, i ritocchi su alcune lettere, o la cancellazione totale del documento e la sostituzione con un altro
Nella storia dell’umanità si trovano le prime scoperte sulla grafologia all’età dei greci e dei romani negli scritti di Aristotele e Svetonio, che fece dei veri e propri studi sulla calligrafia dell’imperatore Adriano, per arrivare nel 1622 alle opere di Camillo Baldi, che pubblicò un trattato. L’Abate Jean Hippolyte Micron (1806-1881) è considerato il vero iniziatore di uno studio metodologico della scrittura, e il suo allievo Jules Crepieux Jamin perfezionerà tali teorie mettendo a punto un metodo tuttora utilizzato dalla scuola francese di grafologia. In Italia, padre Girolamo Moretti (1879-1962) ha fondato la scuola di Urbino, dove tuttora esiste il nostro unico dipartimento universitario di tale disciplina.