La carica dei nuovi filosofi I dottori dell’esistenza

Rubano il posto agli psicologi: aiutano quando finisce un amore o quando muore una persona cara

Se i film di Woody Allen si adeguassero ai tempi, i suoi nevrotici personaggi abbandonerebbero lo psicanalista per rimpiazzarlo con un filosofo. Sì, perché alcuni degli eredi di Socrate hanno deciso di tornare alle origini e mettere la filosofia al servizio della società. In pratica sono usciti dalle università, accantonando la mera speculazione filosofica, per avvicinarsi professionalmente a quell’esercito di esseri umani alle prese con gli ostacoli della vita: un amore finito, la scomparsa di una persona cara, le delusioni professionali, le difficoltà relazionali e affettive, le angosce legate alla vecchiaia e alle malattie. Insomma, tutti problemi assolutamente normali, che però possono avvelenare l’esistenza. Qualcuno trova un appiglio nelle religioni. Qualcuno si rivolge allo psicanalista; altri allo psicoterapeuta. Ma c’è anche chi va dritto dagli esponenti della consulenza filosofica, l’ultima frontiera nei metodi per riportare sui binari esistenze poco in equilibrio.
Una pratica nata in Germania nel 1981 per iniziativa di Gerd Achenbach: insoddisfatto della filosofia accademica, a suo parere eccessivamente lontana dal mondo reale e chiusa in percorsi di studio a uso e consumo dei soli filosofi, ha aperto questa nuova strada che si è poi diffusa in Olanda, Francia, Israele e Stati Uniti. Ora sta prendendo piede anche in Italia, dove sono sempre più numerosi gli studi con professionisti che adottano un approccio razionale, proponendo un «filosofare» alla portata di tutti, proprio come nelle prime scuole filosofiche della Grecia del V secolo a. C. In pratica il dialogo socratico come ricetta per aiutare chi è in cerca di un senso da dare alla propria vita. «La filosofia, alle sue origini, non era soltanto un discorso, anzi, il discorso nasceva ed era finalizzato a un modo di vivere», precisa Romano Madera, ordinario di Filosofia Morale all’Università Bicocca di Milano, dove ha creato un seminario di pratiche filosofiche. «Socrate – continua - dialogava con tutti, per strada, al mercato, perché ognuno di noi, nel benessere e nel malessere, ha comunque una domanda di fondo: che senso ha la mia esistenza? Sto usando bene il mio tempo? I problemi che incontro dipendono anche dal mio atteggiamento?». Quesiti di ieri e di oggi che rendono le persone disorientate e talvolta sofferenti, ma non per questo affette da una psicopatologia vera e propria. Non a caso Phronesis (Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica) prende proprio le distanze dalle psicoterapie, che si propongono appunto come terapia, cura di una malattia. «Durante le sedute si affronta la biografia di una persona – dice Neri Pollastri, presidente di Phronesis – non svolgendo, però, un lavoro di introspezione esasperato. Le vicende del passato vengono ripercorse, senza però andare alla ricerca di chissà quali misteri e senza voler cambiare la persona, imponendole i principi che in generale si ritiene stiano alla base di una vita normale. Si va, invece, alla ricerca di quei valori, che possono anche essere in contrasto col pensare comune e mettere in difficoltà la persona nel rapporto con gli altri, mostrando i lati negativi e positivi di quello che può essere un progetto di vita originale. La persona, poi, decide se sostenere i costi di quella visione del mondo o no».
Una concezione che apre anche a un nuovo mondo terminologico: il «paziente», infatti, si chiama consultante; e il professionista, consulente o analista filosofo. Il lettino dello psicanalista viene sostituito da poltrone frontali, che mettono in condizione di parità filosofo e consultante, aiutando quest’ultimo a superare il senso di inferiorità, sempre che lo viva nel rapporto con gli altri. Non si crea, quindi, una relazione di sottomissione. «Il mio compito – afferma Pollastri – non è quello di dare un supporto. Quando mi accorgo che si sta creando un legame di dipendenza, spingo i consultanti a rendersi autonomi. E questo li investe di dignità perché significa che li si ritiene capaci di prendersi cura di sé». Anche la durata del percorso è più breve rispetto alle analisi tradizionali: 4-5 incontri possono bastare – con tariffe che variano da città a città, ma che oscillano da un minimo di 30 a un massimo di 80 euro all’ora -, sebbene ci sia chi frequenta il consulente anche per un anno. «Ma dopo 10-15 incontri, con cadenza settimanale, le sedute si diradano», dice Pollastri. Ed è proprio questo approccio diverso ad attirare i consultanti. Alcuni bussano alla porta dei filosofi perché non si ritengono malati, ma sono in cerca di un buon partner con cui ragionare per dare una rotta alla propria vita; altri sono reduci da esperienze di analisi tradizionali insoddisfacenti.
Non tutta la consulenza filosofica, però, prende necessariamente le distanze dalla psicologia. Sicof (Società Italiana di Counseling Filosofico) la ricollega al più vasto ambito del counseling, ramo appunto della psicologia che si rivolge a individui con problemi personali, ma privi di disordini mentali o della personalità seri. Ma allora perché scegliere il filosofo anziché lo psicologo o lo psicanalista? «Oggi molte persone cercano nelle psicoterapie risposte a conflitti che sono crisi “normali” – dice Madera -: è la vita stessa a chiedere di essere ascoltata, presa in considerazione. Perché il nostro è un tempo di disorientamento, il vantaggio della libertà e della individualizzazione ha il suo rovescio nel disagio dell’assenza di un senso chiaro da dare alla propria esistenza. Non dico che non si possa andare da uno psicoterapeuta o da un analista per questo. L'analisi è un percorso di conoscenza. Ma va allora sottolineato che questo, comunque lo si voglia chiamare, è un compito per eccellenza filosofico. Insomma l’analisi biografica a orientamento filosofico è la cura per i cosiddetti “sani”».
O è una «cura» anche per la filosofia? Il suo riposizionamento nel mondo pratico, singolare quanto affascinante, serve più a se stessa o alla società? Per Madera a entrambe. «La filosofia fuori dalla vita non ha senso – dice -. La società, se non si riconosce in religioni ufficiali, deve poter confrontare fra loro diverse visioni del mondo, religiose e no. La filosofia è questo punto di incontro e di esperienza di senso in una ricerca libera». E su questo fronte c’è un bel fermento nelle università italiane (a Venezia, Napoli, Cagliari, Pisa) e non solo: è tutto un fiorire di master o di scuole per formare i consulenti filosofici. A novembre a Milano nascerà Philo, scuola superiore di pratiche filosofiche che avrà sede presso il Naba, la nuova accademia di belle arti. Anche a Venezia e Lecco sono, poi, attivi gruppi di attività vocazionale, aperti a tutti gratuitamente. «Sono una “scuola” di filosofia, intesa come un modo di vivere – afferma il docente -. La nostra non è una filosofia accademica. Per portarla nella vita quotidiana bisogna imparare a dialogare, partendo dalla propria biografia, ma pure a meditare, includendo forme della sapienza orientale, educare il gesto attraverso pratiche del corpo, riprendere l'esercizio della consapevolezza della morte per vivere più intensamente e saggiamente il presente. Nella mia impostazione anche chi fa l'analista filosofo deve, per prima cosa, seguire un’attività vocazionale, imparare a diventare filosofo nella pratica quotidiana». Come dire: se tutti lo diventassimo almeno un po’, forse vivremmo con più... filosofia.
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