Caro direttore, Schettino non è un capro espiatorio

Ho letto il tuo ragionamento sulla vicenda. Premetto che neppure io sono abilitato a fare accademia su temi marinari. Credo anch'io che Schettino non sia l'unico responsabile

Caro direttore,
ho letto il tuo ragionamento sulla vicenda del naufragio e accolgo il tuo invito alla riflessione. Premetto che neppure io sono abilitato a fare accademia su temi marinari, nonostante sia un uomo di mare per passione e per tradizione di famiglia. Credo anch’io come te che Francesco Schettino non sia l’unico responsabile ma ciò non fa di lui un capro espiatorio. Il perché è molto semplice: era il comandante. Ciò significa che è il responsabile per antonomasia, senza bisogno di ricorrere a telefonate registrate o testimonianze di quella tragica sera che, senza alcun ragionevole dubbio, illustrano la sua condotta.

Tu ti domandi come mai gli ufficiali non si siano ribellati alla pratica dell’inchino, nonostante sia una manovra rischiosa. La risposta è che nessuno a bordo mette in discussione il comandante, che ha il potere assoluto. Come accade, ma in sedicesimo, in un’azienda, dove in caso di bancarotta i responsabili sono gli amministratori, cioè chi ha le deleghe, e non i capufficio e gli impiegati che assistevano alle irregolarità. O come accade nella redazione di un giornale. Nessun giornalista si permetterebbe mai di sconfessare le decisioni del direttore. E, se mai lo facesse, le conseguenze sarebbero limitate e comunque non paragonabili a quelle di un ammutinamento in navigazione.

Tu parli di «manovra azzardata», ma che rientrava nelle abitudini delle navi da crociera. Sì, azzardata come attraversare abitualmente un incrocio con il semaforo rosso. Prima o poi ti taglierà la strada uno scoglio, non segnato sulla mappa naturalmente.

Neppure io considero un eroe De Falco, ma solo un ufficiale che ha fatto il suo dovere. Tu scrivi però che i soccorsi sono partiti in ritardo. E come potevano scattare prima? Alle 22,12, mentre la nave stava affondando, da bordo hanno comunicato alla capitaneria di avere un semplice black out. Che aiuto potevano inviare, un elettricista? Il paradosso è che Schettino ha mentito anche all’armatore: alle 23.30, infatti, Costa Crociere ha telefonato a un’impresa di riparazioni navali dicendo che la Concordia aveva una piccola falla da turare. Dire che è una follia criminale mi pare poco. Ma non basta: Schettino non ha mai lanciato il «may day», neppure quando è stata abbandonata la nave. Quindi, sul tema soccorsi, è ancora responsabile il comandante. Diciamolo senza ipocrisia: se fosse accaduto sulle coste africane dell’Atlantico sarebbe stata un’ecatombe.

Oltretutto un comandante non può essere «fuso» come dici: è istruito, addestrato e pagato proprio per non esserlo. Ma forse qui si apre un altro discorso, cioè le responsabilità di chi ha messo in mano a un pericolo pubblico la vita di 4mila persone.