Caro Jünger, provi la segale cornuta

La lettera di Albert Hofmann

A Ernst Jünger (Kirchhorst)

Bottmingen, 9 febbraio 1948

Stimatissimo signor Jünger!

La sua lettera, arrivata proprio il giorno del mio compleanno e per cui la ringrazio di cuore, mi ha procurato un immenso piacere. La possibilità di venire in possesso del suo manoscritto la considero una fortuna che credo di meritarmi solo in quanto quasi nessun altro può trarre più piacere di me da uno scritto simile.

Poiché lei, dopo gli accenni del signor Mohler al mio nuovo allucinogeno, ha manifestato interesse per questo argomento, mi permetto di allegarle un estratto del primo lavoro clinico sull'Lsd.

Come chimico mi occupo da diversi anni dei principi attivi della segale cornuta, una droga che trova applicazione medica già dal Medioevo. La segale cornuta, quei cornetti neri che a volte si trovano sulle spighe di segale, è un'escrescenza sul chicco causata dal fungo filamentoso Claviceps purpurea. Nel Medioevo era anche la causa delle tanto temute epidemie di ergotismo durante le quali le membra degli infestati diventavano nere e cadevano. Queste vecchie droghe delle streghe sono ricche miniere per i chimici organici. (...) Anche la dietilammide dell'acido lisergico (Lsd), che all'inizio ho sintetizzato per utilizzarla in sala parto e il cui singolare effetto psichico è stato scoperto per caso solo in seguito, è una variazione dei principi naturali della segale cornuta. Se si paragona la nuova sostanza ad altre che sviluppano effetti simili, colpisce innanzitutto la sua straordinaria efficacia. Per generare uno stato di ebbrezza ne basta circa un decimo della quantità necessaria di morfina o cocaina e un decimillesimo di una dose attiva di mescalina. Durante il mio primo, intenzionale esperimento su me stesso, con una frazione di un millesimo di grammo già credevo di avere oltrepassato la «stazione di dogana». Qualitativamente, l'effetto eidetico, la potenza di evocare immagini interiori, sembra essere per esempio lo stesso della mescalina. Altre due esperienze impressionanti dell'ebbrezza da Lsd sono l'estraniamento dal proprio corpo - la mente e la coscienza sembrano staccate da tutto ciò che è corporeo - e la perdita della cognizione temporale. Mi domando se l'incorporeità a cui ambiscono i mistici tibetani tramite gli esercizi di meditazione sia qualcosa di simile. Sarebbe una allettante spedizione andare alla volta dei maghi dell'altopiano del Tibet muniti di mezzo grammo del mio Lsd, per confrontare l'effetto del moderno farmaco con i vecchi metodi del Champa, dei Gomchen e dei Naljorpa. Con una specialità del genere in tasca magari vedremmo schiudersi l'accesso a persone e a eremi che altrimenti resterebbero inaccessibili.

La saluto con stima, suo Albert Hofmann