«Una casa antisismica? Sì, ma nessuno la sapeva costruire...»

Caro Direttore,
innanzi tutto complimenti per tutte le indagini svolte e per tutte le segnalazioni di imbrogli e irregolarità che lei e il Suo staff state denunciando, speriamo che prima o poi vengano ascoltate. In questi giorni si fa tanto parlare di regole antisismiche e io vorrei segnalarle ciò che mi è capitato. Nel 2003 ho comperato un terreno in Calabria, precisamente a Briatico. Zona altamente sismica. Io, venendo dal Piemonte dove la sismicità è quasi inesistente, mi sono premurata di conoscere tutti i parametri per edificare in maniera corretta e soprattutto sicura per me e i miei cari. Ho fatto fare i carotaggi da un geologo (in confidenza mi ha detto che quasi nessuno richiede le sue perizie per non aggravare i costi e così è costretto a insegnare invece che fare ciò per cui ha studiato) e ho fatto fare un progetto da un ingegnere di Torino. L’ingegnere aveva previsto fondazioni con micropali e piastra in cemento armato, cioè pali di sezione ridotta in quantità maggiore e molto profondi (con trivellazione) e piuttosto onerosi. Quando ho chiesto alle varie imprese questo tipo di fondazione che è adatta a luoghi sismici come la Calabria, nessuno e ribadisco nessuno mi ha detto che conosceva questo sistema e nessuno lo sapeva eseguire. Non sto parlando del muratore, sto parlando di imprese con tanto di ingegneri, geometri e capomastri. Ora possono ben fare le norme antisimiche ma se non si adeguano anche i costruttori allora a che servono le norme? Io ho cercato di trovare una soluzione che rispettasse i parametri facendo una platea con travi doppie incrociate nonostante la mia sia una villetta di un piano più mansarda, ma a detta del costruttore non sono molte le case che hanno preso queste precauzioni. In realtà come quella calabrese e siciliana dove la metà delle case è abusiva e i controlli sono nulli come è possibile rimediare? Molto spesso sono i proprietari che edificano senza avere conoscenze approfondite. Sono i controlli e non le regole che mancano, purtroppo.

Dio solo sa quanto lei ha ragione. Il suo caso particolare, così come ce lo racconta, è uno squarcio perfetto del nostro Paese, per chi lo vuole conoscere e raccontare davvero, non sorvolando sulle ali dei pregiudizi. E la sua ultima frase, fosse per me, la scriverei a caratteri cubitali sui nostri codici, nei libri di scuola dei nostri ragazzi, dentro le nostre case. In effetti, ogni volta che c’è un problema, o un’emergenza, arriva qualcuno a proporre nuove regole. Siamo il Paese delle norme e dei decreti (adesso il ministro Calderoli sta doverosamente lavorando di machete nella foresta dei cavilli, ma nessuno sa dirci neppure con esattezza quante sono le leggi in vigore). Ma, dico io, a che serve aggiungere sanzione su sanzione se poi nessuno le fa rispettare? A che serve mettere norme severe sui clandestini, se poi nessun tribunale li espelle davvero? A che serve mettere punizioni severe contro chi guida ubriaco, se poi le forze dell’ordine non riescono ad aumentare i controlli? E così, da ultimo: a che serve gridare all’allarme sismico, se per prima cosa non si vanno a prendere tutti quei costruttori che non hanno rispettato le leggi e non sono in grado di rispettarle, e si impedisce loro di edificare anche solo una cuccia per cani?