La casa dai colori che cambiano di Sabrina Tonti

La manager dell’intimo italiano: «Penso che creatività, design e fantasia possano legare i mondi della moda e dell’arredamento»

Antonello Mosca

Il Gruppo Intimo Italiano è un'azienda leader nel settore dell'intimo che opera con straordinario successo sul mercato da decenni. Sabrina Tonti, un manager giovane ma con una esperienza e una cultura di livello internazionale, è il dinamico presidente che ha portato il gruppo ad aprire anche verso i grandi mercati esteri con risultati di notevole importanza. La sede è a Pistoia, un luogo storico per la cultura della biancheria, anche quella per la casa.
«L'abitare, il vivere tra quattro mura, il decorare e arredare - esordisce Sabrina Tonti - trovo che siano temi che anche nel loro lato più nascosto siano in fondo legati al mondo della moda. Parlare di design, di fantasia, di creatività è certamente cosa comune e lo sta a dimostrare come arredamento e moda sono i due fattori che più di ogni altro hanno saputo portare e diffondere nel mondo il made in Italy».
Cosa rappresenta per lei la casa?
«Qualcosa di estremamente importante perché abitarla significa da una parte tradurre in cose concrete il nostro modo di pensare e di vivere e dall'altra poter disporre di un luogo privato dove il pensiero possa trarre spunti, idee, propositi che si rinnovano e danno non poco interesse alla vita stessa».
C'è stato qualcosa che l'ha guidata nel suo arredamento?
«Credo sia stato soprattutto il piacere e l'amore per il colore, la felicità di avere attorno, e quindi viverla, una certa vivacità. Così amo cambiare nel tempo le tinte delle pareti, cosa che mi fa apparire le cose e il tutto qualcosa di diverso, dal contenuto dinamico e mai statico».
Una casa che la rispecchia.
«Credo di sì, perché è luogo che racconta molto di me, della mia continua voglia di sperimentare, spinta da un dinamismo e uno spirito che in fondo si respira anche nel mio lavoro».
C'è uno stile a cui è legata?
«Non credo, anche se a volte certe tendenze, certi periodi storici mi hanno tentato e suggestionato, ma alla fine mi sono convinta che per ottenere un insieme che abbia un contenuto di personalità occorre sovrapporre stili diversi, perché solo in questa maniera il tutto manifesta qualcosa di molto personale».
Si vede in questa casa una presenza dell'arte molto singolare.
«Pur amando le opere dei grandi artisti, come la grafica moderna e gli oli d'epoca o quelle che fanno parte di un patrimonio culturale universale, ho una predilezione per l'arte etnica, per i pezzi che vengono da Paesi lontani, soprattutto africani. Mi sembrano presenze che danno al contesto generale un certo sapore. Non si parla di souvenir o di ricordi di viaggi, ma testimonianze di civiltà diverse, di vite condotte in altri modi, di espressioni che incuriosiscono».
E il suo soggiorno?
«Come vede c'è una parete tutta viola, e le altre dipinte di giallo. E non credo sia facile trovarle nelle case comuni. Il divano è in velluto a righe e la poltrona, modernissima, color lilla. Il tavolo al centro della stanza è rigorosamente basso, a scacchi panna e marrone».
E la camera da letto?
«Ha un letto che è dominato da un grande piumone in seta marrone e arancio, tante foto cui sono molto legata alle pareti e un manichino coperto di fiori».
La cucina?
«È arredata con i mobili presi da una farmacia, con tutto a vista: barattoli, piatti, pentole e stoviglie. Credo che pranzando in questo locale si viva un'occasione di scambio e ci sentiamo tutti più veri».
Lei ha una bella casa, a Firenze, città deliziosa, ma c'è nei suoi sogni una casa ideale?
«Credo che la casa ideale sia fatta di tanta luce e tanto calore. Ho sempre nella mia mente un flash che mi ricorda l'impatto con il paesaggio di una casa vista nelle isole Eolie. Forse il profumo, forse il calore di questa terra mi sono rimasti nel cuore. Così credo che questa ipotetica abitazione debba necessariamente riferirsi ad un contesto dove gli elementi dominanti siano il mare, l'aria, il sole e il colore».

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