Casabella: una rivista, molte storie

Esce il volume <em>Casabella 1928-2008</em> di Chiara
Baglione, edito da Electa: la storia di una
rivista di fama internazionale da sempre diretta da importanti
architetti e design che oggi compie 80 anni

Milano - Casabella. Una rivista molte storie. Così, in occasione dell’uscita del volume «Casabella 1928-2008» di Chiara Baglione, edito da Electa, nell’ambito della mostra di Tomas Maldonado alla Triennale di Milano, personalità del mondo della cultura hanno voluto festeggaire nella prestiosa sede del Palazzo delle Esposizioni di via Alemagna 6, progettato da Giovanni Muzio, la storia di una rivista di fama internazionale da sempre diretta da importanti architetti e design che oggi compie 80 anni, strumento fondamentale per la storia, la critica e il sapere scientifico legato all’architettura.

«La Casa bella» viene pubblicata per la prima volta nel gennaio 1928 edita dallo Studio Editoriale Milanese. E’ un mensile diretto da Guido Marangoni, sostituito nel 1930 da Arrigo Bonfiglioli. Nel 1933 prende il timone Giuseppe Pagano che già vi scriveva, modificando il titolo in «Casabella»: il cambio di direzione coincide con l’acquisto della testata da parte dell’Editoriale Domus. Nel 1935 Edoardo Persico, scomparso l’anno successivo, vuole Pagano come condirettore. Al titolo «Casabella» nel 1938 viene aggiunta la parola «Costruzioni». Nel 1940 i termini vengono invertiti e il titolo della testata diventa «Costruzioni-Casabella». Nel dicembre del 1943 la pubblicazione veine sospesa dal Ministero del Cultura Popolare. Dopo due anni l’editore Gianni Mazzocchi la riorganizza e affida la direzione all’architetto Franco Albini e a Giancarlo Palanti. I risultati della trasformazione si vedono in fretta: appaiono tre numeri di «Costruzioni», tra i quali il triplo numero monografico dedicato a Giuseppe Pagano (n.195/198).

Dal 1947 al 1953 le pubblicazioni vengono sospese per poi essere riprese da Ernesto Nathan Roger come direttore nel 1954. Dal 1959 la rivista torna con cadenza mensile. Dall’agosto del 1965 al maggio 1970, la direzione viene affidata a Gian Antonio Bernasconi, mentre il titolo della rivista torna a essere «Casabella». Dalla metà del 1970 fino al marzo 1976, il mensile è diretto da Alessandro Mendini, sostituito da aprile a dicembre dello stesso anno da Bruno Alfieri. Nel 1971 l’Editoriale Domus cede la testata. Dal gennaio 1977 la rivista viene pubblicata dal Gruppo Editoriale Electa e la sua direzione viene affidata fino al dicembre 1981 a Tomàs Maldonado, mentre dal 1982 al 1996 la dirige Vittorio Gregotti, mentre Electa viene assorbita dalla Mondadori. Dal marzo 1996 Francesco Dal Co ne è il direttore e dal 2002 è pubblicata da Arnoldo Mondadori Editore. Di questo e di altro ancora, Davide Rampello, presidente della Triennale, Martin Angioni, amministratore delegato di Electa, Vittorio Gregotti, Tomàs Maldonado e Alessandro Mendini hanno percorso la storia di ottant’anni di storia dell’arte del progetto, coordinati da Fulvio Irace, nella sede della Triennale.

Ottanta sono anche i nome le cui opere sono state pubblicate sottoforma di monografie su «Casabella» da Alvar Aalto, Tadao Ando, Gunnar Asplund, fino allo Studio BBPR, Marcel Breuer, Santiago Calatrava, Giancarlo de Carlo, Peter Eiseman, Figini e Pollini, per non tralasciare Norman Foster, Gabetti e Isola, Gardella, Gehry, Zaha Hadid, Herzog & de Meuron, Arata Isozaki, Toyi Ito, Jacobsen, Khan, Gropius, Le Corbusier, Loos, de Rocha, Mies van der Rhoe, Neutra, Niemeyer, Rossi, Roger, Scarpa, Stirling, Albini, Perret. Piano, Quaroni, Siza, Terragni, Ungers, Utzon, Wright, Venturi, Zumthor. Gli autori importanti vanno da Abram, Argan, Cohen, Lucan, Foster, Ragghianti, Tafuri, Huet, Vidler e Zevi. Una lista infinita che chiara Baglione nelle 800 pagine (1500 illustrazioni, Euro 180), ha stilato con diligenza e sapere e che fanno ancora oggi di Casabella il riferimento numero uno dell’archiettura italiana.