Le casalinghe? Più femmine che femministe

Una giornata uguale a tutte le altre: i bambini da accompagnare e riprendere a scuola, il caffè con le altre mamme, i gossip e lo shopping di quartiere, qualche lavoro part time. Una routine ben scandita e soffocante. Vite diverse ma non troppo, collegate dal vicinato, e raccontate nell’arco di un giorno che li riassume tutti, e ne svela le disperazioni e le sofferenze, nascoste dietro agli abiti nuovi da provare al centro commerciale e gli inviti a cena fra coppie che si conoscono molto poco.
Il libro, appena pubblicato in Inghilterra, si intitola Arlington Park (Faber, pagg. 256, sterline 14,99); ne è autrice la raffinata Rachel Cusk, esponente di una generazione di nuovi talenti anglosassoni, che ha già altre buone prove alle spalle, e che speriamo di poter leggere quanto prima in Italia. Tra le pagine si avverte l’eco di Virginia Woolf. Tuttavia sono più di quante si possa pensare le similitudini con un’opera di intrattenimento televisivo come il famosissimo serial Desperate Housewives. In entrambi gli scenari c’è un gruppo ben assortito di ex ragazze che lottano per non abbandonare la giovinezza, schiacciate dalle responsabilità di mariti e bambini piccoli scaricati interamente sulle loro spalle, ma soprattutto ansiose di colmare lo scarto fra la vita che hanno e quella ideale cui aspirano.
C’è sempre la donna che ha lasciato il lavoro per dedicarsi ai figli - con un gesto che impropriamente viene definito scelta, quando spesso appare esserci ben poca alternativa fra una vita in folle corsa tra carriera e bambini piccoli e una rinuncia entro certi limiti obbligata, in nome della sopravvivenza e della dedizione materna. E non a caso è il personaggio più realistico e più forte, a dimostrazione del fatto che è quello che meglio rappresenta la condizione dell’attuale maggioranza delle giovani donne. C’è chi si rifugia negli acquisti e nel cinismo, e chi fa della pulizia e dell’ordine domestici una religione insopportabile e paranoica.
Nel libro della Cusk le protagoniste vivono situazioni meno eclatanti e svolgono vite ben più ordinarie rispetto a quelle delle donne di Sex & the City, quanto meno nelle vicissitudini. È interessante che il tema della «casalinghitudine», comune a queste storie anglosassoni, se da un lato ci parla di persone a tutti gli effetti inserite in una realtà contemporanea, urbana e benestante, dall’altro evochi immagini di microcosmi di pre femminismo anni Cinquanta che tutti penseremmo scomparsi. Ed è ancora più interessante notare come il tema stia prosperando nel mondo di lingua inglese con prodotti di ottima qualità: oltre al romanzo e al serial citati va ricordato il bestseller americano di Tom Perrotta Little children, in Italia Bravi bambini (Rizzoli, pagg. 495, euro 18).
Ai vertici delle classifiche Usa un paio d’anni fa e anch’esso diventato un prodotto cinematografico in arrivo in Europa all’inizio del 2007, il libro ritrae le famiglie dei sobborghi benestanti: giovani genitori inquieti si trovano a gestire le proprie difficoltà nello svolgere il loro ruolo e nell’evolvere in adulti che siano davvero riusciti a superare l’infanzia. I bambini del titolo sono loro, fra i quali troviamo ancora una volta la donna colta e velleitaria che invece di frequentare le altre mamme al parco preferirebbe tornare nel mondo universitario, la supermamma perfetta ed efficiente, le figure maschili confuse o negative. Per non parlare dell’interesse di alcuni validi saggi che grazie alle casalinghe disperate di Wisteria Lane hanno riportato l’attenzione sulla reale condizione delle donne di questi anni (uno per tutti: Reading Desperate Housewives, di Janet McCabe e Kim Akass, ricco di osservazioni sulla gran quantità e qualità di segnali per decifrare la società occidentale contemporanea contenuti nei serial di buon livello).
In Italia invece languono analisi «epiche» o drammatiche della donna contemporanea. E non deve essere soltanto per via delle nostre dimensioni di piccola provincia ai confini dell’impero. Deve esserci un elemento culturale più radicato, la difficoltà ad elaborare in maniera convincente e letteraria la realtà delle connazionali di oggi e ad assorbirla in quanto lettori, se tra i pochi prodotti recenti che si interessino alle vite delle donne italiane troviamo tutt’al più Le vie delle signore sono infinite di Alessandra Appiano (Frassinelli, pagg. 242, euro 17). Una classica parodia all’italiana ricca di macchiette, in cui la casalinga più casalinga di tutte, modesta e ordinaria (e molto poco realistica), per affrancarsi dal quotidiano non trova nulla di meglio che affidarsi a un reality show.