Case più care, ma si compra di più

Michela Giachetta

Il 2006 doveva essere l’anno giusto per compare casa. «I prezzi caleranno», annunciavano da più parti i maggiori istituti del settore. Le previsioni sono state smentite. Dai dati emersi dal Rapporto immobiliare 2005 - speciale Roma e provincia, curato dall’Agenzia del Territorio, nella capitale comprare casa costa sempre di più: se nel primo semestre del 2004 un metro quadro valeva in media 2.650 euro, oggi per la stessa superficie ne servono 2.850. Nel centro storico, nelle zone di Parioli e Flaminio, Salario e Trieste Nomentano, si raggiunge la cifra record di quasi 6mila euro a metro quadro. La zona più cara? Piazza Navona, dove un metro quadro vale in media 7.725 euro.
Aumentano i prezzi, ma aumentano anche i romani che acquistano casa: nel primo semestre del 2005, le compravendite sono cresciute complessivamente del 18 per cento rispetto al primo semestre del 2004, ma gli abitanti della capitale, pur acquistando di più, considerati i prezzi, sono costretti a spostarsi oltre il Gra. Le zone di Tiburtina-Prenestina e, fuori dal raccordo, nella zona est, sono quelle in cui vi è stato il maggior numero di compravendite (il 9,7 per cento del totale).
«Il dinamismo del settore - ha spiegato l’assessore capitolino alle Politiche economiche finanziarie e di bilancio, Marco Causi - è derivato dai bassi tassi di interesse legati all’acquisto della casa, ma anche dalla forte attrattiva della capitale». «Ma i tassi di interesse, oggi già cresciuti, sono destinati ad aumentare - continua l’assessore - Per questo il futuro vedrà un mercato più riflessivo». Il che tradotto significa che i romani ci penseranno due volte prima di mettere mano al portafoglio per acquistare una casa.
Rimanendo all’oggi, dal rapporto dell’agenzia del Territorio emerge non solo che sono aumentate le compravendite, ma anche che si sono costruite case nuove: nella capitale nel 2000 vi erano 1.225.000 abitazioni, nel 2005 sono diventate 1.314.000, circa 89mila in più, con un incremento del 1,4 per cento. A Milano, per fare il confronto con una città di grandi dimensioni, le abitazioni sono 760mila, poco meno della metà.
Per quanto riguarda la dimensione delle abitazioni, il 53,7 per cento degli acquisti riguarda case con una metratura variabile dai 60 ai 120 mq (cosiddetto taglio medio). Gli appartamenti superiori ai 120 mq rappresentano il 5 per cento del mercato della capitale, mentre le abitazioni inferiori ai 60 mq il 41 per cento. La tendenza all’acquisto di case di piccole dimensioni ha interessato soprattutto la direttrice sud ovest oltre il Raccordo anulare e il quartiere Portuense, zone in cui è maggiore la concentrazione e lo sviluppo degli insediamenti industriali e universitari e che «proprio per questo - sottolinea Roberto Morassut, assessore capitolino all’Urbanistica - stanno conoscendo un’espansione notevole». «Bisogna però evitare di correre il rischio che al centro della città vi abiti solo chi appartiene a un determinato ceto sociale - continua Morassut -. Oggi il 14 per cento della popolazione non riesce a pagare un affitto o accedere a un mutuo per l’acquisto di una casa. Per questo è sempre più urgente riuscire a coniugare la riqualificazione urbana con interventi per l’edilizia residenziale pubblica a sfondo sociale».
Pronti a «riqualificare la città» gli imprenditori romani. «Quasi la metà delle famiglie romane (oltre un milione e mezzo di persone) - osserva il presidente dell’Acer Silvano Susi - vive nell’hinterland ed è costretta ogni giorno a tornare a Roma per lavorare. Tra le cause, gli alti costi dei pochi alloggi disponibili e la bassa offerta da parte del mercato». Un fenomeno, secondo Susi, che ha «effetti sul traffico e sulle principali direttrici stradali». «Il nostro auspicio - dice il presidente dell’Acer - è che a breve si possano utilizzare zone semicentrali della città per trovare soluzioni abitative che possano soddisfare i cittadini ed evitare loro il pendolarismo quotidiano».