Casini: «I laici rispettino il mio diritto di dire no ai Pacs»

Gabriele Villa

da Milano

In punta di fioretto. Massimo D’Alema, presidente dei Ds e Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, sul palco del Festival dell’Unità ieri sera a Milano per confrontarsi, arbitro Maurizio Costanzo, sui grandi temi del momento. Confrontarsi, dunque. Ma senza affondi. Quasi l’uno non volesse urtare la suscettibilità dell’altro. A maggior ragione dopo la recente sortita del presidente dei Ds che, sempre in un'altra festa dell’Unità, avant’ieri a Modena, aveva di fatto sponsorizzato la candidatura di Casini alla guida della colazione di centrodestra («io personalmente ritengo che sarebbe un bene per il Paese se noi avessimo una destra di tipo europeo guidata da un uomo come Casini, anziché una destra guidata da Berlusconi», aveva detto).
«Sono stato criticato - ha sottolineato Casini - perché avevo osato sostenere che un sondaggio uscito nei giorni scorsi poteva essere esatto, ora invece sono più propenso a credere che avessero ragione Berlusconi e Fini: quel sondaggio è probabilmente falso. Ma è invece preoccupante e vero il problema che ha sollevato quel sondaggio, quello di un allontanamento dell’elettorato dai due poli. Il centrodestra si deve porre il problema di come recuperare terreno e credibilità».
Minuetti a parte, peccato, che lo stesso D’Alema abbia dovuto manifestare davanti alla platea amica un certo imbarazzo per la profonda spaccatura del centrosinistra su problemi di scottante attualità come quello dei Patti civili di solidarietà (Pacs). «Considero la posizione di Prodi - ha detto D'Alema - quanto mai corretta e direi molto responsabile, condivisa dalle associazioni degli omosessuali italiani che non vogliono mettere in discussione l'articolo 29 della Costituzione, che stabilisce che il matrimonio è fondato sull'unione naturale tra uomo e donna». Si tratta di «una posizione diversa - ha spiegato D'Alema - rispetto ad altri Paesi che richiedono il riconoscimento dei diritti civili delle coppie di fatto. Trovo quindi questa posizione molto ragionevole e mai mi sarei aspettato una situazione paradossale. In Italia il centrosinistra assume una posizione che è quella che i cattolici spagnoli hanno usato contro Zapatero. Ma con i cattolici dobbiamo costruire regole etiche comuni».
Dal canto suo Casini ha invitato a «non scomunicare chi non la pensa come noi. Quello che fanno in Spagna è una cosa diametralmente opposta tanto che la sinistra italiana ben se ne guarda di sposare la tesi di Zapatero perché - ha sottolineato Casini - il movimento omosessuale italiano si rende conto che non ci sono le condizioni per un legge simile».
Stato laico e stato laicista. «La difesa di certi principi non è legata a una questione di fede. Se fosse così si tornerebbe all'età paleolitica. La politica non deve passare per steccati legati alla fede. L'idea di un centro di cattolici o di laici - ha detto Casini - o di uno o degli altri, è una cosa irrealistica. C'è bisogno di confronto tra laici e cattolici». Casini ha quindi ricordato il referendum: «Ritengo sia stato un grande evento dove si sono confrontati cattolici e laici su temi che riguardano l'etica e l'antropologia». Secondo Casini, è necessario discutere della laicità dello Stato: «Lo Stato laico rispetta Dio e le religioni e consente di professarle. Quello laicista rifiuta le religioni e impedisce a una ragazza islamica, come in Francia, di andare a scuola con un velo e consentirebbe di togliere il crocefisso dalle classi a scuola». «Contesto - ha concluso Casini - che ci siano parlamentari che passano da una parte all’altra dello schieramento per difendere il proprio posto. All’interno del Casa delle libertà c’è chi ha posto la questione vera di riformare il centrodestra. Questa è una sfida in cui si crede o non ci crede. Ho letto una dichiarazione del collega Cicchitto in cui sostiene che c’è qualcuno nel centrodestra che vuole far vincere il centrosinistra. Ha perfettamente ragione anch’io la penso così».