Caso Alto Adige figlio di forzature ed errori storici

Stefania Craxi

L’iniziativa di 113 sindaci dell’Alto Adige per chiedere di inserire nella Costituzione austriaca parole di tutela per la popolazione alto-atesina di lingua tedesca e la contemporanea notizia della rinuncia del Presidente Ciampi alla programmata visita a Vienna, ci riportano alle storie di un mondo che credevamo seppellito per sempre. Viene rinverdita l’eredità di errori storici causati da malattie - militarismo, sciovinismo, possessi territoriali - che l’Italia democratica ha combattuto e superato da decenni e che non merita certo di ritrovarsi davanti.
Negli anni duri della prima guerra mondiale, nelle trincee del Carso, Cesare Battisti, appassionato cartografo, disegnava i confini che egli - cittadino austriaco combattente per la parte italiana - sognava per l’Italia e per l’Austria. Nella sua grande onestà, e nella piena consapevolezza dei diritti dei popoli, egli assegnava all’Italia l’intero italianissimo Trentino, ma riconosceva i diritti austriaci sull’intero sud-Tirolo, abitato da gente di lingua tedesca. Ma all’onestà dell’eroe, che ai suoi ideali sacrificò la vita sugli spalti del Castello del Buon Consiglio, non corrispose, a guerra finita e vinta, né l’opinione né la lungimiranza dello Stato Maggiore italiano, che, del tutto incapace di prevedere che cosa sarebbe stata una nuova guerra, pretese confini militari, cioè confini atti a tenere in scacco una nuova eventuale offensiva terrestre dell'Austria. Il Sud Tirolo divenne forzatamente italiano; e il fascismo fece il resto cercando (senza riuscirvi del tutto e creando solo un ibrido) di snazionalizzare e rinazionalizzare per rendere effettivamente italiana una cosa che non lo era. Passato il fascismo, con molte vittime nel patriottismo tedesco, e ravvivato il conflitto, intervennero i faticosissimi accordi De Gasperi - Gruber che, concedendo all’Alto Adige ampie autonomie, riuscirono a normalizzare la situazione. Con i successivi governi democratici, l’autonomia diventa da ampia amplissima, consacrata, nell’85 dalla visita di Bettino Craxi a Vienna, primo Presidente del Consiglio italiano a recarsi nella capitale austriaca dopo la guerra del ’15-18. Prima di Vienna era stato a Trento a commemorare Cesare Battisti, di cui aveva ricordato la lotta per la giustizia sociale, la libertà, l’indipendenza, l’autonomia, la sovranità dei popoli come elementi necessari per la pace e la fratellanza universale. Battisti diceva che il socialismo «tende a spogliare il sentimento nazionale da quell’orgoglio barbarico che lo deturpa»; che dire ad un lavoratore di essere geloso della sua nazionalità italiana senza assicurargli un lavoro, renderlo cosciente della sua condizione, senza insegnargli la storia della sua lingua «è lo stesso che mettere in mano a un bambino un’arma da fuoco».
Nella sua visita a Vienna, Bettino difese il diritto di appartenenza dei popoli e assicurò che avrebbe fatto di tutto per migliorare le condizioni di vita dell’Alto Adige in modo da riparare agli errori del passato. Il suo brindisi alla fratellanza dei popoli - come ha ricordato Antonio Ghirelli al convegno sul tema Bettino Craxi, il socialismo europeo e il sistema internazionale «commosse i presenti e anticipò di molti decenni l’incontro tra Chirac e Schroeder». Da quanto succede oggi dobbiamo forzatamente concludere che non tutto il fuoco era spento sotto la cenere. È difficile trovare una spiegazione a una iniziativa tanto gravemente offensiva quanto priva di contenuto. L'unica spiegazione che il sindaco di Bolzano, della Margherita, ha saputo dare della firma data dal suo vice alla petizione, è che i ministeri italiani sono lenti, sono un «colabrodo». Ma gli italiani sanno che i nostri ministeri sono lenti per tutti, non solo per gli affari alto atesini. Che fare? Io un suggerimento ce l’avrei. Lasciando da parte i due Stati - le cui relazioni sono ottime - consiglierei le forze politiche italiane di interrompere la collaborazione con i personaggi che hanno firmato la petizione. Qualche crisetta comunale vale bene la salvaguardia della nostra dignità nazionale. Ma temo che non se ne farà nulla e che saremo solo capaci di ingoiare anche questo boccone.