Cassazione: «È colpa dei genitori se un minore va in giro senza casco»

I genitori di Vito N., che nel '90 a Potenza provocò un incidente stradale in cui morì un ragazzo, sono stati condannati a pagare i danni alla famiglia della vittima. Per i supremi giudici sono stati dei cattivi educatori

È colpa dei genitori che non lo hanno educato bene se un figlio minorenne va in giro in motorino senza indossare il casco. E in caso di incidente tocca a loro mettere mano al portafogli per risarcire i danni. Nuova «intrusione» della Corte di Cassazione nella sfera privata. Questa volta i supremi giudici intervengono per censurare il modo in cui una coppia di Potenza ha cresciuto il figlio, impartendogli un'educazione non adeguata alla realizzazione di una «personalità equilibrata». Per questo la terza sezione civile della Cassazione ha confermato la condanna inflitta dalla Corte d'appello di Potenza a Salvatore e Anna N., genitori di Vito, che nell'agosto del '90, quando non aveva ancora compiuto 18 anni, provocò alla guida del suo ciclomotore guidato senza casco, la morte di un ragazzo. La Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione della sentenza di secondo grado, rilevando che «lo stato di immaturità, il temperamento e l'educazione del minore possono desumersi anche dalle modalità del fatto, ed è pacifico che il figlio non indossava il casco, aveva una certa dimestichezza con i veicoli pur essendo minorenne». Inutile il tentativo dei genitori di Vito di dimostrare che il ragazzo era sufficientemente maturo, tanto da avere anche un lavoretto in una carrozzeria. Un padre e una madre, si legge nella sentenza, hanno sempre l'obbligo di vigilare ed educare un figlio: per questo motivo se questo rimane coinvolto in un illecito, i genitori devono dimostrare di avergli impartito «un'educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini e alla sua personalità». E non ha alcuna importanza che il ragazzo stesse per compiere 18 anni al momento dell'incidente, poichè i doveri di un genitore nei confronti di un figlio ancora minorenne sono di «natura inderogabile e finalizzati a correggere comportamenti non corretti e, quindi, meritevoli di costante opera educativa, onde realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria e altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito».