Catastrofisti ko L’effetto serra si è già liquefatto

Egregio Dottor Granzotto, ricordo che anni fa ho letto con curiosità e divertimento che all’inizio del secolo scorso in Italia si sviluppò un lungo e nutrito dibattito sui pericoli dei trafori alpini che in quei tempi si stavano realizzando, quelli che hanno contribuito a togliere l’Italia dall’isolamento delle comunicazioni con il resto dell’Europa. Fior di professori annunciavano con preoccupazione gli irrimediabili catastrofici pericoli di questi buchi nelle montagne del nostro Nord, che avrebbero convogliato masse enormi di correnti fredde verso la fertile pianura padana peggiorandone irrimediabilmente il clima. Una bufala che adesso ci fa sorridere, ma veniva da persone di nome e di accreditati titoli scientifici. Le confesso che, nel mio scetticismo e pur senza alcuna base scientifica, penso sempre a quella bufala e agli attuali limiti delle conoscenze quando sento parlare di soluzioni riguardanti effetto serra, buchi di ozono, riduzione delle emissioni e amenità del genere, Kyoto e compagnia, tutte cose certamente utili e forse fino a un certo punto necessarie, che peraltro spesso mi sembrano basate su un debole piedestallo fatto dello stesso catastrofismo di allora, reso più forte da una demagogia «verdista» più diffusa ora che allora. Ci riporta all’argomento l’ottimo articolo sul «Giornale» di Stefano Lorenzetto sul professor Scarpetta di Gaeta, il quale sembra demolire quella che pare ormai un’opinione comune a livello planetario e mette in guardia contro i suoi pericoli.

Salvo che qui da noi, l’isteria ambientalista comincia a essere criticata e sfottuta dalla grande stampa internazionale, caro del Giudice. Le Monde, che è «autorevole» per antonomasia, una settimana fa si chiedeva in prima pagina che fine avesse fatto riscaldamento globale. Domanda più che legittima visto che nel mondo seguita a far freddo e di conseguenza, stando agli scrupolosi rilevamenti, mai s'era sciolto così poco ghiaccio sul pianeta (lo scioglimento dei ghiacciai e dei Poli è uno dei cavalli di battaglia dei catastrofisti). Anche il Daily Mail («autorevole», va da sé) faceva notare che lo scorso anno nell’Europa continentale cominciò a nevicare in ottobre, che negli Stati Uniti s’erano registrate le temperature più basse degli ultimi cinquant’anni e che in Canada non si gelava così dal 1928. Perfino la Bbc («autorevolissima») è scesa in campo rivelando agli esterrefatti ascoltatori che dati scien-ti-fi-ci alla mano negli ultimi undici anni le temperature non sono aumentate nemmeno di una frazione di grado. Per distinguersi, il Times, sulla cui autorevolezza non si discute, così almeno pare, ha chiamato in causa una vecchia gloria britannica, James Cook. A conferma della insussistenza di un global warming, dai diari del celebre esploratore e cartografo emerge che a fine Settecento le temperature rilevate in estate nei mari artici non erano più rigide di quelle registrate alla fine del Novecento. Com’era prevedibile, il rinsavimento della grande stampa sta mettendo in imbarazzo i catastrofisti e facendo saltare i nervi al loro guru, quell’Al Gore che s’era inventato la storia degli orsi che annegano perché ai Poli non c'è più solido ghiaccio sul quale posare le zampe. Ho letto di un giornalista che avendogli chiesto ragione dei nove importanti errori (in pratica delle nove gigantesche balle) individuate dalla magistratura inglese nel suo film «Una scomoda verità», è stato abbrancato dai guardiaspalla del guru e portato via di peso dalla sala ove si teneva la conferenza stampa. E pensare che a quell’arrogante babbeo hanno pure dato il Nobel per la pace (che comunque, dopo quello assegnato a Obama, vale sì e no il riconoscimento d’una bocciofila per il buon esito di una «riffa»).