CATTEDRALI

Il mistero ci prende per mano a Vézelay. La mano, poderosa ed eloquente, è quella di San Bernardo da Chiaravalle, che nella visione iniziatica assaporò le gocce di latte sgorgato dal seno della Vergine, acquisendo un’adorazione infinita per Maria, da lui invocata come Notre Dame. Come l’agricoltore dissemina nei solchi i chicchi del raccolto a venire, Bernardo avrebbe radicato nel suolo della cristiana Francia medioevale le stelle del firmamento. Non ne sorsero spighe, ma un immenso rosario di pietra, la collana di cattedrali che, facendo perno su Notre Dame di Parigi, si sgranano da Evreux, Rouen, Reims, Amiens, Bayeux. Se su una carta si collegano con un tratto di penna questi centri di spiritualità, ne risulta un poligono che sarebbe la proiezione, sul terreno, della costellazione della Vergine. Il suo astro più splendente è Spica, la spiga di frumento che gli astronomi antichi vedevano scintillare nella mano di Astrea-Persefone, idolo della giustizia laboriosa. La sua controparte terrena è il più maestoso gioiello di questo diadema di cattedrali, Chartres, millenaria Bibbia granitica, uno dei luoghi più ricchi di enigmi al mondo. Vézelay, dipartimento di Yonne, Borgogna, è esterna al circuito stellare, ma ospita l’Abbazia benedettina e cluniacense da cui l’oratore Bernardo, nel 1147, caldeggiò la seconda Crociata.
A quell’epoca, l’austero cistercense aveva già fatto approvare al sinodo di Troyes (1128) la regola dei Cavalieri Templari, avvalorata nel sua ardente Lode della Nuova Milizia. E nel 1185, il Magister operis, il capomastro della sacra fabbrica, innestò nella massiccia quadratura del romanico borgognone della basilica di Vézelay, già forziere delle reliquie di Maria Maddalena, il rivoluzionario slancio di un transetto e di un coro gotici.
Bernardo, i Cavalieri del Tempio, le cattedrali: ecco i germi del mistero. Gli storici dell’arte sintetizzano con disinvoltura lo stile con il termine gotico. Il quale è già un rebus di suo. Lo si decifra come «grezzo», «barbarico», in quanto contrapposto da una parte agli elaborati splendori della classicità, dall’altra alla magnificenza del Rinascimento. Ma come si possono scorgere elementi di primitività in capolavori levigati e indicibili come le cattedrali di Chartres o di Notre Dame a Parigi? Da qui le ipotesi alternative, più o meno immaginose, di chi collega gotico ad argotique, da argot, il «gergo», la lingua segreta in cui i costruttori di cattedrali seppellivano, comunicando in codici di complessità, gli arcani di una perizia architettonica tuttora inspiegabile; o di chi, risalendo al greco antico legge, in gotico, la riduzione di goetico, vale a dire «magico», «stregonesco». Ma, lasciando agli eruditi le questioni di lingua, permane l’enorme indovinello storico di un Paese, la Francia, che in un paio di secoli, dalla metà del XII, estrae dalle sue cave milioni di tonnellate di buona pietra, per innalzare ottanta cattedrali (moltissime consacrate a Notre Dame), oscurando lo sforzo dei manovali egizi, tenaci nell’ammassare pietrame in templi e cuspidi.
C’è chi parla di «Crociata delle Cattedrali»: esaurito l’empito religioso e guerresco alla riconquista del «Sepolcro», il Medioevo calante convogliò nelle immense navate, nelle fondamenta che non si arrestano mai a meno di dieci metri di profondità (il livello medio di una moderna metropolitana), nelle torri campanarie e nelle guglie (svettanti come grattacieli di una quarantina di piani) i brividi mistici e le risorse economiche che, in precedenza, avevano scagliato flotte armate verso la mitica «Città celeste», la Gerusalemme da redimere in cambio del paradiso.
Il sociologo vede nella cattedrale pietrificarsi anche la novella dignità borghese, del cittadino, del mercante, dell’artigiano, che si sentono cadere dalle spalle le stanghe del feudalesimo e, dimenticato il castello del signore, si orientano alla cattedra del vescovo, edificandovi intorno un portento di marmi e di vetri. La cattedrale di Amiens, vasta quasi 8mila metri quadri, ospitava la cittadinanza al completo: come se, oggi, un ipotetico nuovo stadio milanese elevasse spalti per una cifra di tifosi a sei zeri.
Raccontare una cattedrale gotica è ritracciare un viaggio d’iniziazione dalla materia (l’etimologia mistica la riconnette a mater, la Nostra Signora) allo spirito. Per sollevare il suo mantello di mistero si va a tentoni. Disegni di alzati e di piante, libri mastri di cantiere, carte contabili: tutto disperso dal tempo. Montagna di massi squadrati (talvolta siglati dai segni di riconoscimento dei cavatori), all’atto del suo concepimento il manufatto è un impalpabile nesso tra cielo e terra.
Prendiamo il caso di Chartres. Il costruttore (siamo alla fine del XII secolo) configge l’asta (lo gnomone, schematico albero della vita, eco dell’affusto che sul Calvario contrassegnò per i credenti la storia umana rigenerata) sulla collina calcarea della Bouce, irrigata dall’Eure. Scelta non casuale. Megaliti e dolmen indicano che già dal neolitico il punto era privilegiato. I druidi vi avevano scavato cripte e grotte, ricettacolo di correnti telluriche e di un’icona nera, Virgini pariturae, alla «Vergine della Vita», probabile anello di congiunzione tra Isthar-Afrodite-Iside, la Terra generatrice, e la Maria evangelica. Chiese e basiliche cristiane vi si erano succedute, eliminate dal fuoco o dalla furia ostile. La linea d’ombra dello gnomone, ricavata al sorgere e al tramonto dell’astro, stabilisce l’orientamento capitale, dall’ovest delle tenebre (vi sorgeranno i portali, varco all’itinerario salvifico) all’est dell’illuminazione (la cattedra, l’altare, il coro degli iniziati, l’abside). La corda a tredici nodi (scandita in dodici segmenti permette di costruire il triangolo sacro, 3,4,5, in cui il quadrato dell’ipotenusa equivale alla somma di quelli laterali, Pitagora docet) fornisce al mastro d’opera l’infallibile perpendicolo, che gli determina, sul suolo, la croce, l’intersecarsi delle direzioni cardinali. Angolo retto e numero aureo (la «divina proporzione», familiare ai dotti dell’oriente) sono gli infallibili «diapason» con i quali l’architetto armonizza spinte e controspinte di pilastri, archi, crociere, e accorda l’intera cassa di risonanza della cattedrale in uno spasimo di verticalità, culminante nella chiave di volta (a Chartres si dice che, estraendola, l’edificio si sfalderebbe come un castello di carte). I calcoli hanno mostrato che nella chiesa i rapporti numerici tra le dimensioni rispecchiano la norma dell’ottava musicale. Spartito di pietra. Ma tutto, qui, è proporzione, rapporto sintetico tra la parte e il tutto. Il portale al centro dell’ingresso, strombato a imitare l’entrata di una sacra caverna, già reca la pianta della chiesa. La mandorla superiore è l’abside, il sottostante rettangolo anticipa la navata. Il simbolo regna sovrano. La pianta cruciforme è simbolica, non solo traccia del patibolo divino, ma diagramma dell’uomo, con navata e transetto che sono gli arti, l’abside che è il capo, l’altare il cuore.
I capitelli parlano, spiegano: a chi ha passione di decifrare il linguaggio del granito. Una scultura di Amiens mostra un operaio che scopre il ginocchio sinistro. L’articolazione è l’angolo, che inquadrato nella perfezione del cerchio fornisce il modulo base di ogni costruzione. Il libro intero della creazione, piante e animali compresi, si distende in questa enciclopedia congelata: rivela tutto a tutti, anche a chi non possiede il congegno delle lettere. Mostruosi doccioni (famosi i gargoyles di Notre Dame) funzionano da scudo contro le intemperie, ma interpretano anche lo sfogo della bestialità istintuale, domata dall’arte dello scalpellino. L’intelaiatura di archi rampanti, che sembrano realizzare il controsenso architettonico di un peso che spinge al cielo, sottrae alle murature la funzione di sostegno. Così la parete gotica s’illumina di vetrate, con riquadri che squadernano la Bibbia agli occhi entusiasti del popolo. C’è chi distingue i segni della sapienza alchemica nelle cattedrali. L’Alchimia, dama assisa, con in grembo una scala che descrive i gradi dell’ascesa iniziatica, reggente nella destra un libro aperto (la divulgazione), e uno chiuso (l’esoterismo), si ammira a Notre Dame. Un manuale intitolato Leggi divine dei Numeri, dei Pesi e delle Misure giaceva nei sotterranei del Tempio di Salomone. Secondo alcuni, è questa la soluzione del mistero. Conoscenze globali, caldee, egizie, ebraiche, arabe, greche. Trasferite in occidente da Ugo di Payns, che nel 1119 fondò i Templari, con la missione (di copertura?) di assistere i viandanti con la croce. Così le cattedrali, elaboratori astronomici, centri energetici, biblioteche mondiali, punteggiarono la Francia. Colossali icone di pace, sfingi enigmatiche di un rapporto che nel tritacarne della politica e dell’economia è sempre stato più irto, drammatico.
(6. Continua)