Il catto-comunismo è un male subdolo Questo libro lo cura

Novembre 1986, sono alla prova generale del mio secondo spettacolo di Mamet: Glengarry Glen Ross quando il direttore del teatro mi comunica che se non tolgo tutte le parolacce entro la prima mi attaccherà sui giornali. Mi rifiuto categoricamente. Quella è l’opera che ha fruttato a Mamet il Pulitzer. Andiamo in scena. È un trionfo. Il giorno dopo lo stesso direttore dirà che è un capolavoro e spiegherà che le parolacce sono una metafora della violenza... È solo uno dei tanti esempi di miopia culturale italiana, e di conformismo. Conosco Mamet da 30 anni, ho portato in scena e tradotto gran parte dei suoi lavori e co-prodotto alcuni dei suoi film nella speranza di stimolare il pubblico italiano, far conoscere una scrittura nuova e anticonformista e un talento straordinario. Credo che Mamet abbia detto le cose che riassume in questo libro in ogni suo film e in ogni sua piece teatrale. L’unica differenza è che si professava di sinistra non rendendosi conto che quel tipo di sinistra aveva il settarismo e l’ottusità della destra peggiore. Quando è uscito il libro negli Usa ho avuto la certezza che sarebbe stato boicottato perché con grande sintesi e coraggio spiegava il cancro della cultura e della politica di sinistra. Ho chiamato Nicola Porro per segnalarlo e mi disse che l’amico Piperno aveva appena suggerito la stessa cosa. Quando l’ho visto pubblicato ho avuto un moto di gelosia e credo di avere capito perché. Quella maniera di ragionare e di pensare è quella che mi porto dietro da anni e che mi ha creato tante antipatie e la sentivo di mia proprietà. Credo che Il Giornale abbia fatto l’operazione culturale più interessante e coraggiosa di questi anni. Non so quanti in questo mese lo hanno letto, sicuramente non i trinaricciuti di sinistra. Ma temo non molti anche nella destra. I primi per snobberia e i secondi per pigrizia. Il senso di solitudine e di fatica che ho provato in questi anni, cercando di raccontare storie, vuoi nei miei spettacoli o nei miei film che non fossero conformiste e che stimolassero riflessioni sul nostro paese, è enorme. La cosa più triste è vedere come non appena esci dai binari del pensiero pre-cotto la gente fatichi a capire. Quando vado a Los Angeles frequento la sinagoga che mi ha consigliato David e che lui stesso frequenta. Anche in questo caso mi ha spiazzato. Chi è il rabbino che ogni sabato legge e commenta la torah? Un signore irlandese cattolico convertito all’ebraismo. È una sinagoga riformista e Mamet, ebreo al 100% non si pone il problema della matrilinearità. Credo che anche in questa scelta si nasconda la grande forza del suo pensiero. Nel mettere davanti a tutto il ragionamento, ben sapendo che se la domanda non è interessante difficilmente la risposta sarà intelligente. Ma per fare domande interessanti bisogna uscire dagli schemi. Se si ha pazienza dopo 40 50 anni magari ti dicono anche che avevi visto lungo. Ma nel frattempo c’è solitudine e frustrazione. Ida magli scrisse due bellissimi libri anni fa, uno dei quali in collaborazione con Giordano Bruno Guerri: Per una rivoluzione italiana e La bandiera strappata, e poi altri ancora. Mi permisi di suggerire ai piani alti di Forza Italia di leggerli. Se li avessero letti non saremmo ridotti come siamo oggi. Quando dissi 2 anni fa a Tremonti che alcuni amici economisti suggerivano una manovra di almeno 45 miliardi di euro mi rispose che ero più bravo a recitare che a fare di conto. Oggi forse gli dovrei proporre di recitare. Magari in un film di Mamet. Sarebbe il protagonista perfetto di November, una piece sulla politica in cui il presidente in carica costruisce le geometrie più folli per convincere i suoi elettori della utilità dei suoi progetti. So che il libro verrà pubblicato, ne voglio prenotare un migliaio di copie, una parte la regalerò a onorevoli e senatori e l’altra a operatori della cultura italiana. Questo paese si merita di uscire dall’ombra del tinello, da questa mentalità provinciale e noiosa. La tenaglia catto-comunista ha reso il paese senza dignità. Non c’è epicità ma è come una lunga telenovelas dove tutti hanno il sederino al caldo e non si vince né si perde. Io tengo sulla scrivania la foto di mio padre, con il mitra in mano mentre entra a Milano in pantaloncini corti il 25 di aprile. Era un partigiano bianco, di quelli di cui non si parla mai, e ha combattuto fino al ’46 per evitare colpi di stato dei comunisti. Gente coraggiosa, che rischiava la pelle e non si lamentava. Sicuramente non avevano letto Mamet ma cercavano di essere coerenti con le proprie azioni. Gli americani dicono: put your money where your mouth is.