Il Cavaliere: "Azioni dure contro la disinformazione"

nostro inviato a Praga

Quasi un'ora di passeggiata, tra gli antiquari di Mala Strana alla ricerca di un regalo per Putin e Medvedev e il celebre Ponte Carlo. Poi, attraversato a piedi il fiume Moldava, Silvio Berlusconi mette da parte la diffidenza delle ultime ore e si ferma con i cronisti che lo seguono per il centro di Praga. Diffidenza, quella del premier, dovuta all'escalation degli ultimi due giorni, con la stampa italiana che «sembra non avere altro obiettivo se non dire che il premier ha fatto figuracce e gaffe» all'estero.
Il tono del Cavaliere è pacato e il fatto che alla fine si conceda con i giornalisti un «fate i bravi» che «avete la faccia da birichini» alleggerisce di molto l'atmosfera. Perché nelle parole Berlusconi è deciso e risoluto, stanco che «la stampa italiana giochi contro». Lo dice citando due volte Katyn, il film che racconta il massacro di migliaia di militari polacchi ad opera di Stalin. «Fino alla caduta dell'Unione Sovietica e del Muro - dice - avevano fatto credere che i 20mila ufficiali polacchi fossero stati massacrati dai nazisti». Insomma, «avevano mentito dal 1940 al 1989». E «questo sistema comunista vige ancora in Italia nelle persone che dicono “io odio Berlusconi” oppure “il ghigno del male”. Sono sempre gli stessi con le loro propaggini nelle gazzette italiane», perché alla fine «rimane sempre la vecchia abitudine consolidata della menzogna assoluta».
Berlusconi elenca gli ultimi casi: la «storia assurda della Regina Elisabetta che è finita su YouTube», quella «della ministra Meloni che ho chiamato piccola», la vicenda di Sarkozy «a suo tempo» e «le cose di oggi con la Merkel». «Non esiste», dice il premier. Eppoi, aggiunge, «quando la Regina, che è aperta e simpatica, fa una smentita non richiesta allora si dice che Buckingham Palace è stata costretta dalle pressioni di Berlusconi». Così per la Merkel a cui «avevo detto che stavo parlando con Erdogan e lei mi aveva risposto “stai, stai” e mi sono pure perso la cerimonia. Allora basta - si sfoga il Cavaliere -, allora andate al diavolo». Perché «non se ne può più». «Questa - insiste - è calunnia nei miei confronti e disinformazione verso i lettori». Insomma, «non voglio arrivare a dire» che servono «azioni dirette e dure verso certi giornali e protagonisti della stampa», però «ci sono francamente tentato». «Quali azioni?», chiede un cronista. «Lei pensa - replica il premier - che se io dico non guardate una tv non c'è nessuno che mi segue in Italia?».
Per Berlusconi, dunque, la misura è colma. «Quando Juventus e Inter giocano all'estero - dice - io faccio il tifo per loro». Invece «uno si danna» ed «è qui a costruire e a rappresentare l'Italia per spirito di responsabilità» e poi «arriva a casa» e vede «che tutti giocano contro». Insomma, «viene da dire “andate tutti al diavolo”». E «se a un certo momento dovesse continuare questa storia davvero non parlo più con nessuno».
Ma il Cavaliere allarga il ragionamento. Anche sulla crisi, spiega, «i giornali sono stati contro l'interesse dell'Italia». Così sulla piazza, aggiunge riferendosi alla manifestazione della Cgil. «Hanno detto che erano 2 milioni e 700mila - spiega - ma poi telefoniamo al ministero dell'Interno e alla questura e ci fanno sapere che non raggiungevano i 200mila». Un tavolo con la Cgil («glielo diamo in testa», scherza) è invece «possibile» e «ci sarà». Anche se «chi va in piazza e dice esattamente il contrario delle cose che ho annunciato mi fa venire da dire che con i sordi non si può parlare». Comunque, «uno Stato quando c'è la crisi deve pensare prima ai cittadini, magari anche rallentando le opere pubbliche in programma». Perché «la cosa più importante è la pace sociale».