La Cdl deve tornare in piazza

Fabrizio Cicchitto*

Nel Parlamento e nel Paese emergono elementi così negativi da rendere plausibili le peggiori previsioni.
Non vogliamo tornare sulle molteplici perversioni presenti negli scrutini elettorali. Una cosa è certa: il voto degli italiani all'estero è sicuramente inficiato da gravissime irregolarità.
Detto questo, comunque il voto ha messo in evidenza che, come minimo, l'Italia è divisa a metà.
A sua volta, il centrosinistra è solcato da profonde contraddizioni. Per sanarle o attenuarle il suo gruppo dirigente non apre il confronto istituzionale con l'altra metà del Paese, ma si arrocca e si chiude in se stesso puntando a conquistare tutte le istituzioni: allo stato attuale la presidenza della Camera e quella del Senato. È appena aperto il confronto sulla presidenza della Repubblica. Al di là delle considerazioni personali, la proposta di D'Alema avrebbe il senso di un totale arroccamento della maggioranza in se stessa secondo la logica della lottizzazione per partiti e per storie culturali: un paleocomunista alla Camera, Fausto Bertinotti, un ex-democristiano al Senato, Franco Marini, un post-comunista alla presidenza della Repubblica, Massimo D'Alema: il senso di esclusione dell'altra metà del Paese sarebbe chiarissimo. Per questo la Casa delle libertà chiede che almeno sulla presidenza della Repubblica si proceda in modo opposto scegliendo una persona davvero al di sopra delle parti: non è questa l'occasione per far nomi.
Ma quello che è più grave è ciò che fermenta nel Paese.
Da un lato intorno al centrosinistra si stanno assiemando tutti i poteri forti: banche, pezzi cospicui della magistratura e studi legali che fanno da tramite fra le une e gli altri (per non far nomi: lo studio Stella e lo studio Rossi), grandi quotidiani, Corte Costituzionale e Corte di Cassazione. Nel futuro si preparano altre operazioni nei corpi separati e nei mezzi di comunicazione. Ciò si intreccia ovviamente con i poteri degli enti locali ma con qualcosa di più grave: l'uso demonizzante della piazza.
Quello che è successo in occasione del 25 aprile e del Primo maggio è emblematico e rappresenta il primo effetto della campagna d'odio in corso nel Paese. Il fatto che un personaggio che è stato il prefetto di Milano, ci riferiamo al dottor Ferrante, è arrivato a dire che la presenza in piazza della Moratti è una provocazione, è il segno dell'imbarbarimento in corso. Ferrante forse non sa che le parole sono pietre: qualcuno dovrebbe spiegarglielo.
Ma non possiamo fare a meno di avanzare un altro interrogativo. L'azione di criminalizzazione del centrodestra è andata molto avanti. Allora va detto che l'innesco di queste derive presenta inquietanti somiglianze con i meccanismi che si misero in moto negli anni Settanta. Per di più oggi l'estrema sinistra penetra per la prima volta nelle istituzioni a livelli mai raggiunti. L'effetto domino può essere sconvolgente. Non a caso il governo Berlusconi ha dato alle forze dell'ordine e ai servizi il retroterra e la sicurezza decisivi per eliminare il terrorismo interno. Un punto fermo è stato segnato. In politica, e quindi anche nell'ordine pubblico, però, le cose non sono mai destinate a rimanere ferme.
A un certo punto l'esistenza di un retroterra politico di segno opposto a quello attuale - perché fra gli esponenti parlamentari di maggioranza ci sono anche personaggi come Caruso e perché la dislocazione degli equilibri politici verso l'estrema sinistra è nettissimo - può provocare un abbassamento della guardia nei confronti di quei settori dell'estremismo che stanno al confine con chi teorizza e pratica la violenza. Ci fermiamo qui. È una storia che conosciamo benissimo e che a suo tempo ha prodotto «all'improvviso», inaspettatamente, il colpo di coda che portò all'assassinio del professor D'Antona e alla rinascita delle Br.
Per ora ci limitiamo a porre il problema augurandoci sinceramente di sbagliare previsioni. Ma intanto suoniamo un campanello d'allarme.
In ogni caso la Casa delle libertà deve reagire a tutto ciò con senso di responsabilità e con fermezza nel Parlamento e nel Paese. Si apre la vicenda dell'elezione del presidente della Repubblica, va giocata la partita delle elezioni amministrative, va condotta a fondo la battaglia sui referendum. Ci auguriamo che a conclusione della campagna elettorale per le prossime amministrative la Casa delle libertà faccia una grande manifestazione proprio per la libertà e contro i rischi di regime.
*Vicecoordinatore nazionale di Forza Italia