Celestina Faron

Si tratta di una dei cento e otto martiri polacchi uccisi durante la seconda guerra mondiale e beatificati da Giovanni Paolo II nel 1999. Sono ricompresi sotto il nome del capogruppo Anton Julian Nowowiejski, vescovo di Plock. Celestina Faron aveva trent'anni ed era superiora delle suore Ancelle dell'Immacolata di Brzozow. Fu deportata ad Auschwitz nel 1942. Morì sotto tortura due anni dopo. Non era neanche ebrea. Morì esattamente il giorno di Pasqua, che in quell'anno cadeva il 9 aprile. Certo i suoi aguzzini sapevano che la suora faceva la maestra d'asilo infantile, ma altrettanto certamente non sapevano che la Faron aveva offerto a Dio la sua vita in cambio della conversione di un sacerdote che aveva perso la fede. Ma, anche se l'avessero saputo, magari si sarebbero divertiti vieppiù a far realizzare il suo desiderio. Ed ora basta di parlare degli orrori del nazismo, tanto c'è un'intera industria che ci campa sopra (basta dare un'occhiata non tanto alle librerie quanto alle edicole). Anche perché si rischia di voltare la faccia riguardo al suo fratello maggiore, il comunismo, che è ancora tra noi e vive e lotta contro di noi, e non si sa che cosa possa fermarlo, visto che per il nazismo c'è voluta una guerra mondiale. Infatti, l'unica cosa che manca alla conta è l'Unione Sovietica, tutto il resto è in piedi. Sì, alcuni hanno cambiato nome e logo, ma si farebbe torto alla dottrina marxista (che è dottrina «della prassi», si badi) ritenendo che sia cambiato il resto, cioè la strategia per prendere il potere e, una volta acciuffato, non mollarlo più per l'eternità.
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