Cent'anni fa in Libia con l'uso dell'aereo l'Italia cambiò il modo di combattere

IL 23 ottobre 1911 iniziarono i primi voli di ricognizione sopra le postazione turche, quindi le prime foto dall'alto, i primi bombardamenti, i primi voli notturni. Ma anche i primi piloti catturati, feriti e anche uccisi dal fuoco nemico. Il conflitto durò un anno esatto, ma cambiò per sempre le tattiche militari, facendo entrare la guerra nel nuovo secolo

Il 29 settembre del 1911 al canto di «Tripoli bel suol d'amore» le forze armate italiane entrarono in guerra contro la Turchia per il possesso della Libia. E mai il termine «forze armate» al plurale fu più giusto, perché oltre all'Esercito e alla Marina per la prima volta partecipava al conflitto anche una «forza» nuova di zecca: l'aviazione. E proprio il 23 ottobre con i primi volti di ricognizione, la Regia Aeronautica inanellava una seria di primati: primo bombardamento, primo rilevamento di tiro, prima azione contraerea, prima ricognizione fotografica, primi piloti feriti, prigionieri e purtroppo anche uccisi.
La guerra alla Turchia fu diretta conseguenza dell'apertura del canale di Suez nel 1869 che aveva fatto riconquistare al Mediterraneo parte l'importanza strategica perduta con l'apertura delle rotte atlantiche verso le Americhe e verso le Indie, attraverso il capo di Buona Speranza. L'Italia si ritrovò ben presto al centro di questo rinnovato interesse per l'antico «Mare Nostrum» e comprese che non avrebbe potuto esercitare l'egemonia sperata senza il controllo di una parte del nord Africa. E così l'allora presidente del consiglio Giovanni Giolitti il 29 settembre 1911 lanciò il Paese nell'avventura. Un corpo di spedizione composto da 34mila uomini attraversò il canale di Sicilia per iniziare le operazioni contro i 28mila soldati posti dall'Impero Ottomano a difesa della Libia. E dopo 3.431 morti e 4.220 da parte nostra e 14.000 morti e 5.370 feriti da parte turca, il conflitto si concluse il 18 ottobre dell'anno dopo con la vittoria dell'Italia.
Uno scontro militare che per le nuove tecniche sviluppate fu per molti osservatori considerato un prologo della Prima Guerra Mondiale. Soprattutto per l'uso dell'aereo, ultimo e naturale approdo della Regia Aeronautica, fondata nel 1884 ma basata per oltre 30 anni sui «più leggeri dell'aria: palloni aerostatici, impiegati come ricognitori già in Eritea tra il 1887 e il 1888, e dirigibili. Così alla fine del primo decennio del secolo, iniziarono l'immissione nei ranghi dei primi aeroplani e dei primi piloti che trovarono nello conflitto italo-turco il loro battesimo del fuoco.
Così un paio di settimane dopo l'inizio delle ostilità, il 15 ottobre 1911 fece il suo ingresso sul teatro bellico anche la forza aerea italiana, formata da nove aeroplani, 11 piloti e 30 uomini di truppa comandati da un tenente ed un sergente. E il 23 ottobre il capitano Carlo Maria Pizza eseguì la prima missione di ricognizione, seguita lo stesso giorno da quella del capitano Riccardo Moizo Lo stesso capitano Moizo riportò, due giorni dopo, le ali forate da tre fucilate, fu la prima azione di fuoco contro un aeroplano.
Poi fu tutta una serie di «primati». Il 28 ottobre il capitano Piazza eseguì il primo rilevamento di tiro per la corazzata Sardegna contro una postazione turca e il primo novembre il sottotenente Gavotti, gettò dal velivolo quattro bombe a mano sulle truppe nemiche. E ancora il 4 dicembre l'aeronautica svolse compiti di sorveglianza volando al fianco delle truppe in marcia per controllare non ci fossero avversari nelle vicinanze. Il 15 dicembre del 1911 il sottotenente di vascello Francesco Roberti fu attaccato per la prima volta dall'artiglieria. Il 23 febbraio 1912 il capitano Piazza compì la prima ricognizione con una macchina fotografica: una sola immagine, non potendo cambiare la lastra mentre manovrava il velivolo. Il 4 marzo il capitano Piazza ed il sottotenente Gavotti volarono per la prima volta di notte, seguiti il 2 maggio dalla prima ricognizione notturna e l'11 giugno dal primo bombardamento notturno. Dato che il terreno melmoso impediva di manovrare gli apparecchi a terra alla squadriglia di Bengasi, nella zona di Sabri, venne costruita una piattaforma in legno lunga 100 metri e larga 12, probabilmente la prima pista artificiale al mondo.
Il primo ferito in azione fu l'onorevole Carlo Montù, comandante della squadriglia volontari civili, colpito ad una gamba mentre volava come osservatore in Cirenaica. L'Italia pianse anche il primo pilota caduto in battaglia, il sottotenente di cavalleria Piero Manzini partito da Tripoli per una ricognizione fotografica il 25 agosto 1912. Il capitano Moizo divenne il primo aviatore prigioniero di guerra, a causa di un avaria al motore che, il 10 settembre lo costrinse ad un atterraggio in zona nemica. Fu poi rilasciato l'11 novembre alla conclusione delle ostilità, dopo aver ricevuto un buon trattamento da parte degli ufficiali turchi.
L'Italia dunque aveva iniziato un conflitto usando tattiche, e di conseguenza strategie, di puro stampo Ottocentesco per concluderlo poi con le prime avvisagli di nuove e moderne tecniche di combattimento che avrebbero più tardi rivoluzionato il modo di fare la guerra nei decenni a venire.