Una centrale pericolosa: produce plutonio e trizio

Si tratta di due componenti essenziali per l’arma termonucleare: ma il suo approntamento richiederà almeno dai tre ai dieci anni

Andrea Nativi

Uno schiaffo all’Onu e alla comunità internazionale, forse il tentativo di seguire la strada nord-coreana di ricatto e pressione, ma non un’accelerazione del programma volto a realizzare armi nucleari. Così esperti e intelligence interpretano la scelta del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad di inaugurare un nuovo impianto per la produzione di acqua pesante (ossido di deuterio) ad Arak a meno di una settimana dalla scadenza dell'ultimatum delle Nazioni Unite per imporre la cessazione delle attività di arricchimento dell'uranio.
L'acqua pesante prodotta ad Arak servirà al raffreddamento di un reattore nucleare non ancora operativo, che l'Iran sostiene essere destinato esclusivamente alla produzione di energia elettrica. In realtà questo tipo di reattore, che può funzionare con uranio naturale, non arricchito, è particolarmente pericoloso perché può essere utilizzato per produrre plutonio, nonché trizio, due componenti essenziali per la realizzazione di bombe termonucleari.
Naturalmente sia la Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, sia l'Onu conoscono bene le attività in corso ad Arak e lo stato dei lavori, ma non ci si aspettava una provocazione in una fase tanto delicata. Il sito di Arak e le sue attività rientrano poi tra quelli che l'Iran aveva a suo tempo omesso di notificare all'Aiea. È quindi uno degli elementi del programma clandestino nucleare che l'Iran ha condotto per 18 anni.
Proprio per la sua pericolosità ai fini della proliferazione nucleare sia la produzione che l'esportazione di acqua pesante sono sottoposti a severi controlli. E del resto era proprio con un reattore ad uranio naturale moderato ad acqua pesante che i nazisti pensavano di arrivare alla bomba nucleare. Non a caso i reattori che la comunità internazionale si è offerta di realizzare in Corea del Nord in cambio della rinuncia ai programmi militari nucleari di Pyongyang sono del tipo con raffreddamento ad acqua leggera.
Gli esperti tuttavia ritengono che l'Iran intenda perseguire un'altra strada per arrivare alla sua bomba islamica, quella dell'arricchimento per centrifugazione dell'esafloruro di uranio. Procedere in parallelo su due diverse tecniche per produrre la materia prima con la quale realizzare la bomba sarebbe sensato per ridurre i rischi tecnologici e scientifici, ma richiederebbe investimenti colossali e lungo tempo. Inoltre l'impianto di Arak è «a cielo aperto», è noto e relativamente vulnerabile, mentre si teme che gli impianti di arricchimento per centrifugazione siano occultati con cura, probabilmente sotterranei e distribuiti in diversi centri.
L'attivazione dell'impianto di Arak non cambia poi le stime dell'intelligence sui tempi necessari all'Iran per arrivare a padroneggiare tutta la tecnologia e gli elementi necessari per produrre una bomba e, successivamente, veri e propri ordigni impiegabili militarmente: i pessimisti parlano di almeno 3 anni, gli ottimisti arrivano a 10 anni.