Cerchi concentrici

Il senso di un gesto comune, salutare un conoscente, può dire molte cose: rispetto, disprezzo, un segreto, un debito, un’offesa mai dimenticata. Tutti seguono codici, che nessuno ha mai spiegato, ma che sembrano appartenere a questo popolo da sempre, da quando la loro conoscenza non era ancora diventata coscienza.
La realtà delle cose avvolge tutto perché è tutto. Non si può cambiare quest’ordine costituito.
Non cambia niente affinché non cambi niente.
Si può sfuggire solo con la morte o fidarsi della realtà se non si è coraggiosi. Fidarsi di quei codici, per decifrare quello che ci circonda, è l’unico modo per sopravvivere. Se dalla nascita il colore verde lo si vede rosso, non si potrà sbagliare un semaforo, perché anche i loro nomi saranno invertiti. Bisogna pur sapere cosa è giusto e cosa no, altrimenti non si potrà mai capire che il sistema è palesemente corrotto.
Ripose il taccuino, la lettera a sua moglie l’avrebbe scritta dopo, ora aveva mal di testa e poi che scriverle? Forse che gli mancava? Non gli mancava. Che gli mancavano gli amici? Non gli mancavano. O che gli mancava la famiglia? Men che meno.

Lo guardò per qualche secondo e aspettò che iniziasse a parlare con il tipico difetto di pronuncia che non dava giustizia alla sua grande cultura.
- Quanto uno fa segno a un conoscente, qui tutti capiamo cosa vuole dirgli. Chi è di fuori nemmeno dopo un’ora di discorso. Non potrà riuscirci, non può essere distrutta se non da chi ci sta dentro.
- Le sembro così incapace?
- Questo non lo so, ma il motivo è un altro. Cercherò di essere più chiaro. Lei compra il biglietto per prentere l’autobus?
- Certo.
- Perché compra il biglietto?
- Perché è giusto, se passa il controllore, starei comunque con l’ansia, e poi mi sentirei in colpa se non lo comprassi.
- Vede, la gente qui sente lo stesso senso di colpa se compra il biglietto. Perché avrebbe potuto aggirare la legge, fregare e non lo ha fatto. Mi creda, un senso di colpa enorme rispetto al suo.
Cercò di frugargli il viso in cerca di altre spiegazioni
- Non riesco ancora a capire. Questo cosa c’entra?
- Certo che non capisce. Come scrisse un mio famoso conterraneo, tutto ha una maschera, si dice una cosa per intenterne un’altra, e certe volte nemmeno si dice. Qui, ci si nasce.
- Lei mi vuole far credere che i bambini hanno una sorta di gene fin dalla nascita, che si sviluppa giorno per giorno?
- Ci vuole una vita, ora arriva lei e vuole capire tutto. Perché lo fa?
- È il mio dovere, sa cosa rappresento.
- I piccioli!
- Non è per i soldi, ora è lei a non capire, per voi siamo persone che agiscono solo per il proprio tornaconto, ma non è così. Se non mi aiuta, non posso aiutarla.
- Io non ho bisogno di nessuno.
- È un’ora che parliamo e di cosa? Di niente.
- Vede, con qualcun altro mi sarebbe bastato un gesto. Se lo dice lei che parliamo di niente, sono la persona meno inticata a farle cambiare idea. Io dovrei essere quello che fra i due sostiene che tutto questo non esiste, che è una vostra invenzione.
- E lo dice?
- No! Ciò di cui è un’ora che parliamo esiste eccome se esiste... è tutto, è la realtà!

Si diresse verso la grande libreria nel salotto, vi si posizionò di fronte ed iniziò a scrutarla. Lo faceva abitualmente, per cercare un manuale, un codice, un libro o solo per ammirare compiaciuto l’enorme quantità di materiale cartaceo che aveva accumulato negli anni.
«Il più bel promontorio del mondo», ecco: Goethe! Fece scivolare le dita sulle copertine che gli stavano innanzi, come un rabdomante quando sente vibrare il suo bastone, si fermò trovando quello che cercava. «Frammento sulla Natura». Iniziò a sfogliare e ancora in piedi a leggere.
«Natura! Ne siamo circondati e avvolti - incapaci di uscirne... Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco. Crea forme eternamente nuove; tutto è nuovo, eppur sempre antico. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere. Sembra aver puntato tutto sull’individualità, ma non sa che farsene degli individui. Costruisce sempre e sempre distrugge». Iniziò a leggere ad alta voce «Il dramma che essa recita è sempre nuovo, perché crea spettatori sempre nuovi. La vita è la sua più bella scoperta, la morte, il suo stratagemma per ottenere molta vita» girò qualche pagina e riprese «Alle sue leggi si ubbidisce anche quando ci si oppone; si collabora con lei anche quando si pretende di lavorarle contro» in fine fece un sorriso amaro «È un tutto; ma non è mai compiuta. Come fa oggi, potrà fare sempre». Gli venne da bestemmiare, ma non lo fece. Un suo amico gli aveva detto che la bestemmia è la più antica tra le preghiere, l’ammissione dell’impotenza umana contro il volere divino. Sarebbe stato ammettere la propria sconfitta.

Sembrava quasi che il discorso del giorno prima non si fosse mai interrotto.
- Sa, Dante distribuisce tutti i peccatori all’inferno in nove cerchi concentrici - disse l’anziano.
- E allora?
- Ha mai gettato un sasso in acqua?
- Sì, certo.
- Non appena il sasso cade in acqua crea un cerchio, poi uno più grante che contiene il precedente e così via. Facciamo finta che io sia il cerchio più piccolo, quello che si è formato per primo e lei è uno di quei granti cerchi che via via si sono creati in seguito. Mettiamo che per un qualunque motivo io abbia un problema con lei, sempre per finta s’intente.
- Ci mancherebbe...
- Ora, pensa che io venga da lei per chiarire il problema? Per cercare di risolverlo?
- Non saprei.
- Certo che no. Io parlerei con il cerchio successivo al mio, quello direbbe all’altro ancora “da su dicono che ci sono problemi, che si può fare?” e così via, livello dopo livello si arriverebbe al suo, e alla fine succederebbe quello che deve succedere, mi sono spiegato?
- Perfettamente. Sa, mi ha colpito la teoria sulla realtà delle cose che mi ha spiegato ieri, e anche questa dei cerchi non è da meno. Anche a me viene in mente una teoria sui cerchi concentrici e sulla realtà. Facciamo finta che un giorno qualcuno tracci un’enorme circonferenza, e casa sua ne è il centro. Da quel momento le sarà impossibile oltrepassarla. Si sentirà in gabbia, urlerà, le sembrerà che sbattere contro quel muro invisibile sia una minaccia costante e imminente. E poi? poi dovrà andare al lavoro, fare la spesa, andare in chiesa se è religioso, dovrà continuare a vivere. Il cerchio è così grande che riduce sì la sua libertà, ma alla lunga non ci farà più caso. Si è adattato alla realtà. Dimenticherà completamente quel cerchio e il mondo che le preclude. Un giorno dopo molti anni scoprirà che un altro cerchio è stato tracciato, con lo stesso centro, sempre casa sua, grandissimo anche questo, ma un po’ più stretto. Poi un altro cerchio, poi un altro ancora e così via tutti concentrici. Ad ognuno di questi lei dimenticherà la parte di mondo che sta fuori, ad ognuno lei perderà un pezzo di libertà.
Per la prima volta sembrò spiazzare il suo interlocutore, lo vide realmente colpito. Come un giocatore di carte che sa di avere la mano vincente, cercò in tutti i modi di non far trasparire nulla, in attesa che il suo avversario dichiarasse il proprio punteggio. L’uomo che aveva di fronte non parlò, ma fece un gesto, il cui significato era: - Sì, ha capito perfettamente.