Champions, stampa inglese all'attacco

Il Guardian fa la lista della spesa dei torti subiti da squadre inglesi contro quelle di casa nostra. I greci si accodano

Atene - Ci va di mezzo persino Anquilletti, detto Anguilla. Perché quando si mettono, gli inglesi non risparmiano nessuno e allora, vigilia di finale di Champions, sferrano l’ultimo assalto. «La scappatoia che ha permesso al Milan di arrivare ad Atene»: titola il Guardian, capofila di uno schieramento di carta che da un anno denuncia come i rossoneri non potessero nemmeno partecipare alla coppa, penalizzati com’erano dalle vicende di Calciopoli.
Argomento affatto inedito, ma piaccia o non piaccia, fuori tempo massimo. Sentiero scivoloso tanto che quelli del Liverpool si guardano bene dal percorrere. Non i giocatori, né il loro comandante Rafa Benitez che conosce un solo codice, quello del campo. «Il Milan ha vinto, il Milan merita di essere qui ad Atene» ha sempre detto: il resto sono chiacchiere e distintivo.

La stampa inglese, però, ci azzuppa non poco. E sotto quel titolo il giornale più chic inglese infilza uno ad uno gli scandali del calcio italiano con una particolare dedizione ai coinvolgimenti del Milan. Non sapendo da dove partire, si affidano ai ricordi di una vecchia mezzala del Manchester United, lo scozzese Pat Crerand, che riesuma dal calcio in bianconero un gol non convalidato ai Red Devils nel ritorno di coppa dei campioni del 1969 contro il Milan. Anquilletti, ecco il vecchio Anguilla, avrebbe respinto la palla oltre la linea e addirittura con la mano. Erano a Old Trafford, il Milan si qualificò, Cudicini si infilò il costume da Ragno nero e insomma se non fosse che gli inglesi fanno dell’episodio la madre degli scandali (italiani) e il padre della teoria negazionista (il Milan NON doveva giocare la Champions) ci sarebbe da berci sopra una pinta brindando ai ricordi.

E invece il Guardian affonda il coltello. Riaffiorano polemiche ammuffite ma che titillano l’orgoglio british, quel Derby County che nel ’73 fu eliminato dalla Juventus e da arbitraggi un po’ troppo compiacenti, le scommesse del 1980 e qui la lama non trova ostacoli: c’era di mezzo anche e ancora il Milan, la retrocessione e le squalifiche dei giocatori per il Totonero. Fino a Calciopoli. Da Moggi a Meani ci sono tutti. E poi processi e controprocessi, appelli e contrappelli. Che riportarono il Milan in zona Champions, via preliminari. Con il benestare dell’Uefa, dice il Guardian, che solo nello scorso gennaio ha cambiato i regolamenti per intervenire sulle decisioni delle singole federazioni. «Il Milan è forte e può anche vincere la coppa, ma val la pena farlo in modo antisportivo?»: è l’ultima granata lanciata nel territorio dell’avversario.

Peraltro inflessibile anche con gli scandali inglesi, vedi West Ham salvato nonostante i guai col fisco, la stampa inglese gonfia i muscoli in attesa di domani sera. Ma sul ring c’è posto anche per l’informazione di casa. Ad Atene non hanno ancora mandato giù la sconfitta di San Siro del Milan contro il Lille nell’ultimo turno del girone di Champions. Quella vittoria escluse l’Aek dagli ottavi e allora visto che il Milan transita da queste parti ai giornali sportivi greci pareva brutto non fare un pistolotto sul malcostume del calcio italiano. Offensiva a macchia di leopardo, visto che nella rampogna ci è finito anche il 3-3 tra Empoli e Reggina di domenica scorsa. Pulpito presuntuoso, quello greco, visto che anche da queste parti arbitri e soldi vanno un po’ troppo spesso a braccetto. Insomma, tira una brutta aria per il Milan. E il Liverpool si sta ancora scaldando.