Che errore tagliare i fondi a Scaparro

Luca Doninelli

Caro presidente Galan, innanzitutto mi presento: sono uno dei pochissimi scrittori non di sinistra presenti in Italia. Ho collaborato con il Governo uscente in qualità di membro del Cda dell’Ente teatrale italiano e sono in ottimi rapporti con molti esponenti della Casa delle libertà.
La ragione della mia lettera è, ovviamente, legata al caso-Scaparro. Lo riassumo per i lettori che non avessero seguito la polemica. In seguito alla partecipazione di Maurizio Scaparro - Direttore della Bienneale Teatro di Venezia - a una manifestazione targata Ds in cui si parlava (male) dei tagli dell’ultima Finanziaria al Fus (Fondo unico per lo spettacolo), Lei ha deciso di revocare 300 mila euro di contributo della Region Veneto, da Lei presieduta, alla manifestazione veneziana.
La motivazione, se ho ben capito, è che il direttore di un’istituzione culturale non può partecipare a manifestazioni politicamente orientate. Molti esponenti della sinistra, come sempre, ne hanno approfittato per fare del vittimismo. Io invece so bene che Lei ha agito in difesa delle istituzioni. Tuttavia, penso che Lei abbia sbagliato, e di grosso.
«Non abbiamo negato» lei dice “finanziamenti a un regista di sinistra, abbiamo soltanto, doverosamente, negato finanziamenti a una persona che confonde il suo ruolo nelle istituzioni pubbliche con la sua militanza partitica, e questo nel mezzo della campagna elettorale».
Non bisogna essere formalisti, mai. Scaparro, che conosco da molti anni e con il quale mi è capitato più volte di collaborare, non confonde affatto il suo ruolo nelle istituzioni pubbliche con la sua militanza partitica. L’adesione politica di Scaparro è nota a tutti da molti anni, e Le posso assicurare che non ne ha mai fatto uso per organizzare eventi teatrali politicamente orientati. A quel convegno si è presentato in veste di libero cittadino esperto in questioni riguardanti il mondo dello spettacolo e sul taglio al Fus ha espresso una posizione condivisa da tutti coloro che lavorano in quel mondo.
Lei capirà: non è necessario essere di sinistra per arrabbiarsi se vengono tagliati i fondi destinati al proprio lavoro. Qui destra e sinistra c’entrano poco. Anche Giorgio Albertazzi, che notoriamente non è di sinistra, si è espresso pesantemente contro quei tagli. Il provvedimento ha colpito tutti. Si potrà discutere, magari, se le attuali modalità di contribuzione siano le migliori, se non favoriscano gli sprechi (che continuano a esistere nonostante i tagli). Ma qui l’argomento è un altro.
Se il programma presentato da Scaparro per la sua Biennale fosse politicamente tendenzioso, allora potrei capire la Sua posizione. Anch’io, che ho ottimi rapporti con molti intellettuali di sinistra, conosco la faziosità dei burocrati di sinistra, degli amministratori culturali di sinistra. E - aggiungo - ne ho le tasche piene di tanta cultura di sinistra, lagnosa, ipocrita e finto-trasgressiva. Che è la maggior parte. Ma non bisogna fare di ogni erba un fascio. Ci sono persone, anche di sinistra, che non sono così. Scaparro, per esempio, non incorrerà in quel vizio, perché non gli appartiene. Quando organizza un evento o allestisce uno spettacolo (ne ho visti tanti, qualcuno mi è piaciuto qualcuno decisamente no) i criteri che usa sono sempre teatrali e non politici.
Lei, caro Galan, sbaglia perché si ostina (come fanno in troppi, sia a sinistra che a destra) a trattare la cultura come un problema politico. In questo, Lei si comporta esattamente come tanti di sinistra.
Con la logica dell’occupazione degli spazi stiamo riducendo la cultura in Italia a uno straccio. Con la tendenza a trasformare gli artisti in funzionari (nel senso della funzionalità a un discorso, a un progetto, a una linea politica) stiamo devastando la libertà culturale.
Le due Italie, lontane ed estranee, uscite dalle recenti elezioni, non si riconcilieranno (se mai lo faranno) attraverso la politica, ma solo con la cultura, che è coscienza critica e sistematica dell’esprerienza, ed è perciò un’azione eminentemente personale. Non saranno mai gli schieramenti a parlarsi, e nemmeno le civiltà, ma solo gli individui.
La prego, perciò, caro Governatore, di ritirare il suo provvedimento, che non solo pecca di formalismo e di ideologia, ma è indirizzato contro la persona sbagliata.