"Che spasso guidare l'auto che Disney affidò a Paperino"

Vincenzo Valentino, figlio dello stilista Mario, è appassionato di micro car anni Cinquanta. Tutto cominciò con un'Isetta

Italo Calvino scrisse che una collezione nasce dal bisogno di trasformare lo scorrere della propria esistenza in una serie di oggetti salvati dalla dispersione. E nell'oceano di storie d'amore tra oggetti e esistenze, ne esistono alcune che si distinguono non solo per valore o rarità ma anche per l'originalità dell'idea, a volte frutto di passioni coltivate in età da calzoni corti.

Una di queste storie ha per protagonista il figlio dello stilista Mario Valentino, Vincenzo, da anni alle redini della storica maison fondata a Napoli nel 1952 e ancora oggi leader nella pelletteria. Chiamarla passione per i motori sarebbe riduttivo, visto che le sue micro cars, custodite gelosamente in un capannone a fianco dell'azienda, rappresentano un pianeta quasi sconosciuto agli stessi appassionati di auto d'epoca. Piccole e simpatiche, diremmo quasi disneyane, queste monoposto urbane rappresentano l'icona di un'epoca, gli anni Cinquanta, che ha partorito i modelli più stravaganti e assurdi, al cui confronto svaniscono le nostre più ridotte citycar.

LA NONNA DELLA SMART

«La mia passione - racconta Valentino - è nata circa 20 anni fa, quando acquistai quasi per gioco una Bianchina Cabriolet e, parlando con il venditore, seppi che una sua conoscenza cedeva un modello di Isetta». L'Isetta, prodotta dalla casa automobilistica Iso di Bresso tra il 1953 ed il 1956, rappresenta una delle più rare microvetture prodotte in Italia negli anni del boom. Questo e altri modelli italiani - come la Fiat 500 Giardiniera o il motocarro 50 cc Benelli - furono presentati nel febbraio 2013 a una delle più importanti aste specializzate nel Museo Microcar di Bruce Weiner in Georgia, il più grande collezionista al mondo di vetture in miniatura. Gran parte dei modelli dell'asta (valore totale 11 milioni di euro) erano pezzi unici o rarissimi, come l'Atlas Babycar del 1951, la Cuno Bistram del 1954 o la Eshelman Deluxe Adult Sport Car del 1956. «Mi innamorai di quell'Isetta - racconta Valentino - un'auto prodotta dalla fabbrica di frigoriferi Iso che aveva anticipato di alcuni anni la Fiat 500. Eravamo nel dopoguerra, i mezzi pubblici erano pressoché assenti, i posti di lavoro quasi irraggiungibili. L'inverno duro del Nord Italia rendeva impossibile l'uso delle moto per chi poteva permettersele, ecco perché la Iso ebbe l'idea di costruire una minicar a due posti di 250 di cilindrata per permettere a tutti di andare al lavoro. Purtroppo fece male i conti: la mini auto costava ben 800mila lire e se ne vendettero pochissime. Eppure il successo progettuale spinse i tedeschi della Bmw a chiedere immediatamente una licenza di produzione, e così nacque l'Isetta BMW con un motore a benzina, e non più a miscela».

Da allora per lo stilista fu l'inizio di una vera e propria caccia amorosa per quelle creazioni tanto belle quanto impossibili. «Dell'Isetta sono riuscito a raccogliere un modello originale italiano della Iso, poi due Isetta a bolla (si chiamano così perché hanno i vetri laterali gonfiati come delle bolle...); una delle due è una rarissima cabriolet, un'altra sliding window. Alcune sono perfettamente funzionanti, altre hanno necessità di restauri più o meno profondi. È infatti quasi impossibile trovare questi tipi di auto così rare in perfette condizioni».

La passione di Valentino è coltivata nei rari momenti liberi tra fashion week, viaggi in tutto il mondo e progetti sulle nuove collezioni di calzature, accessori e abbigliamento. Un'eredità culturale e aziendale, la sua, che poggia le basi sul solco tracciato dal padre Mario, a cui è stato di recente dedicato un importante volume intitolato Mario Valentino - Una storia tra moda, design e arte a cura di Ornella Cirillo, docente di Storia della Moda all'Università degli studi della Campania. «Collezionare mini-cars, mi ha portato ovviamente a guardare oltreconfine alla ricerca di modelli sempre più rari - dice Valentino -. Tra gli acquisti di cui vado orgoglioso c'è un Messerschmitt KR200, un'auto a tre ruote con i posti in tandem costruito dalla famosissima fabbrica di aerei da guerra tedesca Messerschmitt, che dopo la guerra non poteva più costruire aerei, e quindi pensò di costruire minicar e macchine da cucire».

CHICCHE INTROVABILI

«L'auto più rara e più richiesta di tutte è il TG 500, costruita dallo stesso ingegnere che progettò il Messerschmitt KR500.

Quello in mio possesso è un modello Roadster, di cui esistono meno di dieci pezzi al mondo». La collezione vanta anche una Zeta Sport minicar, tutta da ristrutturare, di cui si contano solo quattro modelli al mondo. «È una macchinetta australiana cabriolet con lo stesso motore del TG 500 che ha la particolarità di avere degli sportelli non apribili, e quindi bisogna essere abbastanza agili ed atletici per poterci saltare dentro. Ho inoltre due calessini Vespa risalenti alla metà degli anni '50, quelli presenti nel film Vacanze a Ischia e anche due Berkeley Microcar inglesi del 1960, una a 2 posti a 4 ruote, e una a 4 posti a 3 ruote». E, dulcis in fundo, ecco in collezione una rarissima Kleinschnittger che Walt Disney, nei suoi cartoni, destinò a Paperino con la targa 313. E poi un Interberlin Microcar francese a tre ruote del '56 ispirato al Messerschmitt KR200».

QUESTIONE DI DNA

Anche in questo caso, si potrebbe dire che buon sangue non mente; papà Mario, pur non essendo un collezionista di auto (ma lo era di arte contemporanea), era grande amante dei motori che lo vedevano anche partecipare a competizioni regionali. «Ricordo ancora quando, di ritorno dagli Stati Uniti, mi regalò un motore a benzina realizzato in plastica trasparente dove si vedevano chiaramente tutte le parti in movimento». Papà Mario amava le macchine quanto odiava le moto, e questo divenne un punto di forte attrito con Vincenzo adolescente. «Fu una lunga battaglia ma alla fine riuscii a spuntarla, e infatti in collezione spiccano anche alcune moto d'epoca, come la prima Guzzi della storia (1922), immatricolata senza fari perché all'epoca erano un optional».

Come le moto, le micro-cars sono custodite in garage ed escono sono in occasioni speciali. Come quando alcune di esse furono esposte alla mostra dell'Ara Pacis di Roma nel 2008. Oppure nei grandi raduni di microcar come quello che si tiene ogni due anni a Manresa in Spagna. «Ci sono stato diverse volte al volante del mio TG 500 e ogni volta è una vera emozione».