«Chi combatte i tumori con i fiori di Bach non è un medico ma un criminale»

Una legge che metterà fuori gioco più di 6mila prodotti in commercio e un caso di cronaca drammatico: la morte del bambino curato solo con prodotti omeopatici e ucciso da un'otite che poteva essere risolta con un banale antibiotico. L'omeopatia deve incassare due duri colpi che sicuramente non le fanno guadagnare posizioni tra gli scettici. Ma che almeno si spera diano lo spunto per fare chiarezza. Ne abbiamo parlato con Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese.

Gorga, l'omeopatia è finita sotto inchiesta dopo il caso di Pesaro.

«Da mettere sotto inchiesta sono i medici imbecilli, non l'omeopatia. Come c'è il medico tradizionale che esagera con gli antibiotici, così c'è il medico che abusa di omeopatia».

Si riferisce anche ai medici che usano i Fiori di Bach al posto della chemioterapia?

«Quelli sono criminali. Il tumore non si riesce a curare con la terapia tradizionali, figuriamoci con l'omeopatia. Le cure omeopatiche vanno usate nel modo giusto, cioè come cure complementari (e non alternative). Possono cioè minimizzare gli effetti collaterali di certe terapie pesanti ma non sostituirle. Spesso si parla dell'omeopatia come se proponessimo truffe ma trattiamo farmaci certificati».

La nuova legge può aiutare a mettere ordine nel settore?

«Da un lato danneggia i pazienti che non troveranno più certe cure a cui sono abituati. Dall'altro però i test dell'Aifa eleveranno i farmaci omeopatici al livello di quelli tradizionali. Mi auguro cadano anche molte resistenze e pregiudizi e non lo dico da fanatico».

Va bene i test, ma resta il fatto che l'omeopatia non ha base scientifiche.

«Non si riesce a dimostrare il meccanismo di azione, ma i risultati ci sono, sia per alleviare i disagi delle patologie croniche e degenerative, sia per le forme allergiche dei bambini».

In Europa ci sono meno pregiudizi?

«Negli altri paesi la mutua passa farmaci omeopatici che qui consideriamo ancora acqua fresca».

MaS