Chi ha esaltato Giuliani ora dovrebbe dimettersi

Che cos’è un simbolo? Una musica, un particolare abbigliamento, una poesia, un oggetto particolare, un monumento che ha la funzione di racchiudere in sé una serie di informazioni sulla società che lo ha espresso. Il simbolo racchiude in sé i valori di una società. Questo riferimento alle tradizioni ideali è particolarmente importante nei periodi storici in cui la gente è più turbata da sconvolgimenti come guerre, epidemie o gravi tensioni sociali. Tutti noi guardiamo agli uomini politici dei diversi Paesi con fiducia mista ad apprensione, pronti a tessere le loro lodi se «riescono ad evitare una guerra» e le esplosioni di mania distruttiva che ne conseguono. I veri simboli esistono solo attraverso l’identità con essi di tutta una popolazione, l’identità di un Paese, e non solo da una parte di cittadini. Altrimenti, come nelle favole, si tende a vedere solo l’interpretazione che fa comodo in quel particolare momento, ad un particolare gruppo di persone, senza più contatti con la realtà .
La scritta «Carlo vive!», comparsa negli ultimi anni nei cortei di giovani contestatori e quella sui muri di alcune città («2 febbraio 2007 vendetta per Carlo Giuliani») sono un’implicita sfida alle forze dell’ordine e la dimostrazione di come alcuni politici siano riusciti, per pura demagogia, ad utilizzare strumentalmente la morte di un giovane armato di un estintore e con il viso coperto da un passamontagna.
Carlo Giuliani certo non stava restituendo l’estintore all’altrettanto giovane carabiniere Placanica, né certamente indossava il passamontagna per prevenire il mal di gola. Che dubbi possono esserci sul fatto che Giuliani, come l’assassino di Catania, volesse uccidere? Nessuno. Ma oggi in Senato esiste una sala a lui intitolata, la madre è senatrice. Attorno alla figura di quello sventurato ragazzo, qualche politico spregiudicato ha voluto costruire un pericolosissimo «finto mito», e oggi ne paghiamo tutti le amare conseguenze.
Quei politici che hanno voluto elevare a «simbolo» quello sventurato ragazzo hanno aizzato chi è facilmente plagiabile a vere e proprie rivolte popolari finalizzate a distruggere «il nemico», quelle forze dell’ordine che hanno «osato» infrangere il loro assurdo e finto «simbolo». Chi ha così sbagliato vorrà chiedere scusa alla vedova ed ai due figli piccoli dell’ispettore Raciti. Smettiamola di considerare Carlo Giuliani come un simbolo e chiediamo alla madre di dimettersi da quel seggio. Che offende tutti gli italiani pacifici e onesti e tutte le forze dell’ordine, e che andrebbe invece con pieno merito attribuito ad altre donne, madri e mogli esemplari, come la giovane vedova dell’ispettore Raciti.
* Docente di Psicologia Medica
Università di Genova