Chi vuol vietare il crocifisso calpesta la dignità umana

La discriminazione religiosa ai danni del simbolo del cristianesimo, la croce, è quanto di più stupido vi possa essere. Per un motivo non religioso ma laico: la croce è il simbolo della libertà umana.
L’ultima notizia ci giunge da Croydon, una piccola frazione a sud di Londra: qui, nelle scuole, alle ragazze è stato vietato di portare al collo la croce, sia pure sotto forma di ciondolo o gioiello, mentre altri simboli religiosi sono ammessi. Ritorna alla mente il caso della hostess della British Airways che voleva impedire ad una signora di indossare una minuscola croce, ma anche i casi molto più seri che si sono verificati in alcune scuole italiane. La croce e il crocefisso sono simboli sì di un credo religioso, ma hanno anche un valore universale che consiste proprio nella libertà umana, nella conseguente responsabilità e nell’innocenza della vittima. Ne nasce un paradosso: si discrimina proprio il simbolo della coesistenza umana.
Sarebbe utile fare un’opera di divulgazione: impegnarsi a diffondere e a rendere accessibile al più largo pubblico possibile l’opera di René Girard, il quale da oltre vent'anni insegna con le sue opere (in Italia pubblicate da Adelphi) la verità universale che c'è nel sacrificio cristiano: quel sacrificio è la fine dei sacrifici. Infatti, che cosa ha fatto realmente Gesù morendo in croce? Perché si dice che è il Salvatore? In cosa consiste questa salvezza?
Il Golgota ha svelato il meccanismo del capro espiatorio che è presente in ogni mito (e non solo nei miti) per cui una vittima assolutamente colpevole è legata a una conclusione violenta e liberatoria che, appunto, uccidendo la vittima colpevole salva tutti gli altri innocenti. Nei Vangeli le parole di Caifa agli altri sacerdoti sono esemplari: «Voi non capite nulla. Non vedete dunque come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Il sommo sacerdote ha dato la sua sentenza facendo ricorso alla logica violenta del capro espiatorio: un sacrificio presentato come necessario, inevitabile. Ma è proprio questo meccanismo infernale che la morte di Gesù smaschera una volta per tutte: non è lui il responsabile delle sciagure pubbliche e la sua innocente morte rivela tutta la carica di violenza, consapevole da una parte (dalla parte del potere) e inconsapevole dall’altra (dalla parte della folla che si lascia guidare), che si nasconde nelle crisi pubbliche fin dalla notte dei tempi, «fin dalla fondazione del mondo».
Ecco: ogni volta che il crocefisso è discriminato e addirittura vietato, censurato, bisogna ricordare questa filosofia di fondo che c’è in quel simbolo: la rivelazione della violenza usata per coprire altre violenze e ristabilire l’ordine. La croce è il simbolo laico per eccellenza perché ci rivela la libertà morale.
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