Ma la Chiesa non nasconde orchi

Torno ancora su Annozero, la trasmissione di Santoro su chiesa e pedofilia. Se c’è una cosa che la gente di buon senso ha capito della scorsa puntata è che l’obiettivo era solo uno: colpire la chiesa gerarchica, facendone intravedere una presunta corresponsabilità e un presunto silenzio omertoso sul dramma della pedofilia. La chiesa come la mafia, regno di malefatte e di insabbiamenti. Insomma, si trattava di portare avanti una strategia nota e cioè provocare lo scollamento dei credenti dai loro vertici, creare il clima di sospetto, perché gli spiriti liberi si emancipino, a vantaggio di una fede fai-da-te, che non ha bisogno né di precettori, né di sacramenti, né di strutture.
Non ho trovato commenti ad un fatto apparentemente marginale ma che la dice lunga sulle reali intenzione del programma. Mi riferisco all’interprete, quello che doveva tradurre il pensiero dell’autore del filmato della BBC, presente in studio. Lo sa anche mia nonna che i professionisti che vanno in Tv a fare da interpreti usano il tono compassato e professionale richiesto dalla situazione. Linguaggio chiaro, ma senza coinvolgimento emotivo, come deve essere quello di chi propone opinioni non proprie. Ma l’avete sentito l’interprete di Annozero? Una furia, un attore consumato nel ruolo di un’Erinni, intento a sperticarsi nei toni drammatici e guerreschi di un samurai d’altri tempi o di un Bravehearth qualsiasi. Dettagli?
Non tanto, soprattutto se funzionali a creare un crescendo di indignazione, magari là dove hanno voluto farci credere che i preti pedofili, sfuggiti alle loro responsabilità, vivono beatamente protetti tra le mura rassicuranti di conventi romani o Congregazioni vaticane.
Ma a Santoro non glielo ha mai detto nessuno che un conto è il diritto canonico, e quindi le pene che può comminare la chiesa e un conto i tribunali dello Stato, che fanno regolari processi senza guardare in faccia nessuno? Non ci sono in giro preti impuniti, perché la chiesa li ha sottratti alla giustizia dello Stato. Questo lo capisce anche la signorina Borromeo, imberbe crisalide intenta ad emanciparsi dalla bambagia di casa, per diventare farfalla rossa. Quindi se ci sono preti al sicuro, o non sono pedofili o nessuna legge penale dello Stato li ha mai portati in tribunale e condannati.
Non meno banale e in malafede l’accusa di silenzio omertoso che è stata mossa al Vaticano, a riguardo dell’espletamento delle indagini. È risaputo che la richiesta di riservatezza nei processi canonici su questi temi non è dovuta alla volontà di insabbiare, come hanno voluto farci credere le truppe d’assalto di Santoro, ma esclusivamente alla volontà di tutelare la riservatezza delle vittime, dei testimoni ed anche degli imputati. Era solo il 2000 quando don Giorgio Govoni, un prete di Modena, moriva di infarto nello studio del suo avvocato, alla vigilia di un processo per pedofilia. Un’accusa infamante, che lo vide, come il mostro della prima pagina, additato come il capo di una setta satanica, avida di carni fresche e innocenti. I processi che ne seguirono ne decretarono l’innocenza e il ruolo di prete limpido e generoso. Ma intanto lui era passato a miglior vita. È questo che fa trasparenza e verità?
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