Child of Eden, l'ultima creatura Ubisoft destinata a entrare nella storia

L'incredibile esperienza multisensoriale di uno sparatutto rivoluzionario, a metà tra Minority report e The Lawnmoverman

Prendete le scene chiave di «The lawnmoverman» («Il tagliaerbe»), primo futuristico film sulla realtà virtuale, mescolatele sapientemente al Tom Cruise di «Minority report» e ai viaggi psichedelici di «Matrix», chiudete gli occhi e pensate alla scena dello sbarco in Normandia di «Salvate il soldato Ryan», con i proiettili che fischiano a grappoli sui soldati americani. Pensate allo sparatutto «Rez» evoluto della Sega di inizio millennio e avrete una discreta idea di quello che vi aspetta appena caricherete «Child of Eden» sulla vostra consolle XBox360 con Kinect. È l'ultima creatura di Tetsuya Mizuguchi, il game designer che ha regalato a Ubisoft un gioco destinato a entrare nella storia dell'home entertainment.
Siamo nel magico mondo di Eden, l'enorme database che contiene tutta la memoria che l'uomo, ormai alla conquista dell'universo, ha conservato del pianeta Terra. La minaccia alla «Matrix» ha la forma tentacolare dei mostri preferiti da «Neo» che volano e fluttuano, apparentemente innocui, come uccelli danzanti. Ci sono cinque livelli (un po' pochini, anche contando su quello aggiuntivo «Speranza») dominati dai colori pastello che ricordano un po' (ma solo un po') i fondali del film «Avatar». Ci si sente un po' il Detective John Anderton alias Tom Cruise del film di Spielberg sui precog mentre ci si dimena con entrambe le braccia (la destra, soprattutto) nel tentativo di colpire i mostri, mirando con la sinistra - fino a otto bersagli contemporaneamente - e cercando al tempo stesso di stare al passo con la musica, come un direttore d'orchestra impazzito.
L'esperienza sensoriale è garantita anche ai giocatori meno avvezzi a questi ambienti ipnagogici, mentre il rischio della «breve» durata (al netto dei livelli da sbloccare, per una performance più «competitiva» meglio usare il joypad) per gli amanti del genere sparatutto è enorme, ma non sufficiente a rinunciare a questa incredibile esperienza multisensoriale.