Chiude il «Little friend» al Portuense: il «Pupino» Totti resta senza asilo nido

A Roma anche i Vip non riescono a mandare all’asilo - pubblico o privato che sia - i loro pargoli. Figuriamoci gli altri. È accaduto a una delle coppie più popolari, il numero uno della Roma Francesco Totti e Ilary Blasi, una delle conduttrici e showgirl tv più belle e promettenti. La scuola frequentata dal primogenito Cristian, due anni, la Little Friend al Portuense, ha chiuso i battenti dopo un’ispezione dell’Asl: mancherebbero le autorizzazioni. Così Cristian, che per meriti ereditari si è già guadagnato il titolo di Pupino, è rimasto a casa. Ilary, che a rigore dovrebbe essere la Pupa ma che invece con un po’ di esagerazione è stata ribattezzata la regina di Roma, ha dovuto fare quello che fanno le mamme a Roma: rassegnarsi. E - ma questo non tutte possono permetterselo - aggiungere un sostegno alla madre, nonna Daniela Serafini, che si occupa di Cristian.
Dunque, in famiglia Totti la scelta era caduta su un asilo al Portuense per il piccolo Cristian, per una ragione molto semplice. Nel quartiere abitano i genitori di Ilary, cui è affidato il compito di accompagnare il bimbo a scuola e riprenderlo. Quindi era necessario trovare una struttura vicina a casa. Tanto più che nonna Daniela - l’unica cui Ilary permette di svolgere il ruolo di vice-mamma - è una nonna tradizionale sì, ma molto sui generis. In casa Totti-Blasi non solo il Pupone e Ilary sono impegnatissimi. Anche Daniela Serafini è una nonna lavoratrice. Infatti da marzo, a 50 anni, è diventata una vigilessa della polizia municipale. Aveva vinto il concorso una decina di anni fa, la chiamata è arrivata in primavera. È assegnata a tutti gli effetti al XV gruppo, che per l’appunto si occupa di tutta la zona che va da viale Marconi a Corviale. Tra i turni, le ore passate a dirigere con paletta e fischietto il traffico, il tempo è poco.
Al momento di scegliere il nido per Cristian, anche Francesco e Ilary si sono trovati davanti al dilemma della stragrande maggioranza dei romani. Cristian - questioni di reddito, eccetera - è risultato certamente fuori graduatoria nell’asilo comunale. Così i genitori hanno optato per il Little Friend, in via Frattini, asilo privato bilingue con l’insegnante-proprietaria di madre lingua inglese. Struttura di buon livello, apprezzata e frequentata da figli di professionisti, di gente del quartiere e anche di qualche politico, in funzione da tre anni. Pare però non avesse tutte i permessi necessari. Così a metà novembre un’ispezione della Asl ha portato alla chiusura. Al telefono la titolare è seccata. «"Mi scusi» dice (il mi scusi è una piccola licenza di chi scrive), «non ho tempo da perdere con i giornalisti». Poche parole chiuse dall’immancabile clic: telefono sbattuto giù. Se i Vip piangono, gli altri disperano. A Roma negli asili nido comunali ogni anno circa 5mila bambini restano fuori dalle graduatorie. Poi ci sono le strutture che funzionano a singhiozzo causa mancanza (o assenza) di insegnanti. Senza arrivare all’eccesso di quel padre che qualche giorno fa ha portato il figlio nell’ufficio del sindaco Veltroni («ci pensi lui»), molti genitori non sanno dove lasciare i bambini. Ma non è una novità. Dicono ad esempio al Forum delle associazioni famigliari del Lazio che «queste difficoltà vengono da lontano». «Derivano dal non aver compreso che la famiglia è il perno della società» è la tesi del presidente, Paolo Maria Floris: «Le spese per l’educazione di un figlio sono un investimento per tutta la collettività. Lo Stato permetta almeno di detrarre queste spese dalle tasse». E pensare che il governo Prodi, nel suo programma, aveva promesso di costruire, in Italia, un milione di asili...
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