"Ciò che manca non sono le leggi ma la volontà politica. Per la regione è una bella sfida"

Fabrizio Marrella: «Per ottenere un risultato importante il governo dovrebbe battersi per ottenere gli speciali regimi fiscali che oggi hanno in Irlanda, Portogallo e soprattutto in Polonia»

Professore Fabrizio Marrella, ordinario di diritto internazionale e dell'Unione europea a Ca' Foscari e alla Luiss, che cosa intende il diritto per «zona franca»?

«Un'area ben circoscritta in cui vengono eccezionalmente concessi benefici doganali o fiscali o entrambi. Viene di norma creata per attirare capitale e tecnologia e avviare un processo di crescita. Esistono anche le zone franche urbane, di invenzione americana e francese, per il recupero sociale ed economico, normalmente di periferie degradate».

E le Zone economiche speciali?

«Spesso hanno caratteristiche particolari: insularità, superficie ridotta, topografia, clima, dipendenza economica da alcuni prodotti. I governi possono esentare, anche in parte, da dazi, oneri contributivi e altri tributi doganali e fiscali. Attualmente si contano oltre 2.700 Zes nel mondo. Ce ne sono in Cina, negli Usa e in molti Paesi in via di sviluppo».

Esistono zone franche in Italia oltre Livigno e Campione?

«Il porto franco di Trieste rappresenta un caso peculiare nell'ordinamento italiano e dell'Unione europea, soprattutto per le vicende che ne segnarono l'istituzione dopo la seconda guerra mondiale. Ci sono poi il porto franco doganale di Venezia, di Gioia Tauro e di Taranto. Speciali regimi fiscali sono in vigore in valle d'Aosta e nella provincia di Gorizia, ma questi ultimi hanno base costituzionale. Livigno e Campione d'Italia sono addirittura fuori dal confine doganale europeo».

Zona franca in Sardegna: strada percorribile?

«Tema difficile, perché allo stato non mi sembra siano vigenti norme di deroga né doganale né fiscale per la Sardegna. Una zona franca solo doganale, e non fiscale, mi pare più semplice da ottenere ma avrebbe scarso interesse economico in quanto i dazi sono già bassi e le imprese ormai ricercano oltre ai vantaggi doganali soprattutto quelli fiscali. Non mi pare manchino gli strumenti giuridici, ma la volontà politica e un lungo e difficile lavoro tecnico. In Parlamento occorre dimostrare la copertura degli oneri e a Bruxelles il governo dovrebbe battersi perché la Sardegna venga equiparata a zone come Shannon in Irlanda o Madeira in Portogallo».

Chi può istituire una zona franca?

«È necessaria una legge in cui lo Stato delimita i confini, i punti di entrata e di uscita e determina franchigie doganali ed eventuali sgravi fiscali. Se uno Stato membro desidera istituire una zona franca deve comunicarlo alla Commissione Ue indicando ammontare, tipologia e durata dell'agevolazione e i soggetti fruitori. A sua volta, la Commissione valuta se i provvedimenti debbano essere qualificati o no come aiuti di Stato. Se ben argomentata dal governo, si può sostenere la tesi che non si tratta di aiuti di Stato, date le caratteristiche di insularità e di svantaggio della pur meravigliosa Sardegna».

Chi paga le agevolazioni delle zone franche?

«Le altre regioni. Per questo occorre un piano di sviluppo ben preciso perché i ricavi conseguiti con la nuova attività economica superino i costi calcolabili come mancati introiti fiscali. La Sardegna come Shenzhen? È una bella sfida».SFil