Ma ci sono anche altri colpevoli

Complimenti alla bravata del comandante Schettino, che è costata la vita a 37 persone. Complimenti alla sua prontezza nel mettersi in salvo e alla disinvoltura con cui ha abbandonato centinaia di naufraghi al loro destino. Ma soprattutto complimenti a chi, in tutti questi anni, ha protetto e spinto la carriera dell’ufficiale, ben sapendo quali erano i suoi limiti. Finché la barca va e non ci sono intoppi, anche il più inetto dei comandanti può continuare a stare comodo in plancia o a fare il galante con le passeggere nei saloni di un transatlantico. Ma alla prima manovra avventata o alla prima, reale emergenza salgono subito a galla tutte la sue carenze. Come hanno potuto affidargli la vita di oltre 4mila persone? Ogni azienda conosce qualità e difetti dei propri dipendenti, a maggior ragione se affida a uno di loro grandi responsabilità, non solo di costosi materiali ma anche e soprattutto di vite umane. Non crederete mica che fosse imprevedibile la condotta del comandante Schettino durante il naufragio. No, semplicemente qualcuno ha sempre confidato sulle scarse probabilità di un evento del genere. E proprio per questo è colpevole, tanto quanto l’uomo scelto per il comando e dimostratosi non all’altezza del compito affidatogli. Ma nell’Italia dei raccomandati non potevamo aspettarci altro. Basta guardarsi intorno per vedere quanti siano gli Schettino e quanti danni provochino o possano provocare con la loro inadeguatezza. Ma sono più responsabili loro o quelli che li hanno consapevolmen­te sponsorizzati e protetti? Interrogativo superfluo, la risposta è scontata. Eppure questo costume tipicamente italiano non accenna a cambiare. E molti continuano a sottrarsi a gravi responsabilità, come chi ha consegnato una grande nave a Schettino, avventato e pericoloso come comandante, vile e pusillanime come uomo.