Ciclismo: domani parte il Tour de France Occhi su Contador, tra leggenda e bufera

Il "cannibale" spagnolo insegue la doppietta Giro-Tour che nessuno ha
centrato dai trionfi di Pantani del ’98. Ma sulla possibile impresa
incombe la sentenza del Tas, che in agosto deciderà sul doping di un
anno fa. Contador dovrà guardarsi da Schleck, Gesink ed Evans. <strong><a href="/sport/lintervista_4_ivan_basso/01-07-2011/articolo-id=532508-page=0-comments=1">Basso: &quot;Batterlo? Ci proverò sull'Alpe d'Huez&quot;</a></strong>

Cambia la musica, non cambiano i suonatori: si passa dal Giro al Tour, ma siamo sempre sotto schiaffo del "Fattore C". Da noi è più famoso quello che portò ai migliori successi azzurri di Sacchi e di Lippi, ma nel ciclismo d'oggi non ha nulla di incoraggiante: è il pesante condizionale del Fattore Contador.

Non ci si scappa: potrei fare copia-incolla dell'introduzione scritta a Torino, vigilia del Giro, prima che la cronosquadre di Venaria aprisse i giochi rosa, in un tripudio ad alto tasso alcolico di cinquecentomila alpini. Adesso come allora, si parte allo stesso modo: Contador è il favorito dei favoriti, deve guardarsi da Schleck giovane, da Gesink e Evans, da Wiggins e Martin, sperabilmente dal nostro Basso, ma soprattutto deve guardarsi dal dopo. Dopo, ai primi di agosto, correrà la vera gara della vita: il Tas, massimo tribunale sportivo, finalmente lo giudicherà in appello per il doping emerso nel Tour dell'anno scorso, generosamente abbuonato in primo grado dalla disponibilissima giustizia sportiva di casa sua. Se gli va bene di nuovo, potrà finalmente godersi le vittorie e la vita. Ma se per puro caso sarà condannato, sul suo pregiato capino e sul ciclismo internazionale si abbatterà una scure dalle conseguenze inimmaginabili. Nella più disperata delle ipotesi, ci sta pure che Giro e Tour vinti da Contador finiscano direttamente in discarica. Nella migliore delle ipotesi, l'eventuale squalifica potrebbe invece scattare dal momento del processo, "salvando" dunque il pregresso.

Opinione personalissima: sceglierei quest'ultima soluzione, perché non mi sembra giusto portare via due trionfi - se saranno due, dopo il Giro anche il Tour - due trionfi costruiti su tanta fatica e soprattutto su tantissimi controlli antidoping perfettamente regolari.
Comunque: fingiamo per un attimo di liberarci dallo spadone di damocle e proviamo a parlare di Tour come se fosse un Tour normale. Intelligente e scaltro com'è, Contador mette le mani avanti: «Vincere Giro e Tour nello stesso anno è affascinante. Finora è riuscito solo agli immensi. L'ultimo, Pantani nel '98. Ci terrei tantissimo, ma devo ammettere che sarà quasi impossibile: il Giro durissimo che ho vinto ha lasciato segni pesanti, non sarò al cento per cento, oltre tutto mi trovo davanti gente che ha preparato scrupolosamente solo questo impegno…».

Non va ascoltato: Contador, oltre che impareggiabile cronoman, oltre che inarrestabile scalatore, è una faina umana. Piagnucola, minimizza, si butta giù. La sua tecnica è collaudatissima: vuole farsi sottovalutare. Avendo già tutti gli occhi e tutti i fucili puntati addosso, cerca di depistarne qualcuno. Ovviamente, se non sono tordi, i suoi avversari non possono cascarci. Credere a un Contador in miniatura, causa Giro, è ingenuità letale. Faranno bene tutti quanti a considerarlo per quello che è, il nuovo Cannibile di un ciclismo a corto di cannibali da ormai molto tempo (neppure Armstrong lo era, perché correva un mese all'anno). Affrontandolo così, da cannibale, il rischio opposto è di farsi schiacciare dalla paura, e nemmeno questo è bello. La verità è che bisogna andare fortissimo e stare attentissimi, sperando poi sia concreta la possibilità di un suo cedimento.

Il resto in cronaca diretta. Si comincia con una tappetta in linea, abbastanza inconsueto, abbastanza noioso, ma è meglio farci subito l'abitudine: il Tour è ufficialmente e innegabilmente più noioso del Giro d'Italia. Tante tappe anonime e insignificanti, tanti rischi di cadute e di incidenti, fino alle poche sfide vere, con troppo cronometro a fare troppa differenza (nemmeno oso immaginare i distacchi della prova di Grenoble: 42,5 chilometri, un'eternità). Dicono gli statistici che la montagna è proposta 23 volte: 4 nel Massiccio Centrale, 9 sui Pirenei, 10 sulle Alpi. I veri arrivi il salita, però, saranno i soliti quattro. Particolare nuovo, per noi italiani, l'arrivo a Pinerolo (mercoledì 20), proprio in mezzo ad una tre giorni alpina che si chiuderà il venerdì sull'Alpe d'Huez.

Senza girare tanto attorno alle parole: ci sarà altra Italia, oltre a Pinerolo? Al via sono in 15, con Petacchi a cercare sprint e con Cunego a cercare blitz, ma è inutile nascondersi che la vera speranza si chiama Basso. Ha scelto di evitare il Giro, quest'anno, per non avere sensi di colpa, per spremere tutto in Francia. Finora, purtroppo, non ha corso una grande stagione. Come sovrapprezzo ci ha messo pure la bruttissima caduta in allenamento sull'Etna. Messo tutto assieme, è un bel rebus. Per battere Contador serve il miglior Basso di sempre. Quello del Giro 2010, vintissimo, con molto di più a cronometro. Al momento non risulta. Deve inventarselo.