Cina, denunciò "scuole di cartapesta": docente condannato ai lavori forzati

Un insegnante cinese aveva fotografato e diffuso su internet le foto di alcune scuole distrutte dal terremoto il 12 maggio scorso, puntando il dito sulle "carenze strutturali" delle strutture. Condannato per "aver diffuso insinuazioni e distrutto l'ordine sociale"

Pechino - In Cina non è ammessa critica nei confronti di chi detiene il potere. Niente di nuovo, tutto arcinoto. Per questo non stupisce più di tanto che un insegnante per alcune proteste sia stato condannato a un anno di lavori forzati. La sua colpa? Ha osato denunciare le carenze strutturali delle scuole che erano crollate nel terremoto del 12 maggio. A renderlo noto è l’organizzazione per i diritti umani "Human Rights in China". Il nome dello sfortunato professore è Liu Shaokun. Subito dopo il sisma fotografò e pubblicò su internet (colpa imperdonabile per il regime di Pechino) le immagini di alcune scuole distrutte dal sisma che aveva colpito il Sichuan. Per questo è stato ritenuto colpevole di aver "diffuso insinuazioni e distrutto l’ordine sociale".

Ricorso impossibile La condanna alla rieducazione è arrivata immediata senza neanche dare la possibilità al professore di potersi difendere e fare ricorso. Liu è stato imprigionato il 25 giugno scorso. Nel terremoto del 12 maggio sono morte più di 87mila persone. Moltissime vittime erano bambini rimasti intrappolati nelle scuole. Almeno 6.900 edifici scolastici crollati.

Verità troppo scomode L’alta percentuale di scuole distrutte rispetto agli altri edifici ha scatenato la rabbia dei genitori delle vittime, che accusano le autorità di corruzione e di aver usato materiali scadenti. La prova al 100% non c'è. Ma quando i media locali hanno iniziato ad occuparsi dello scandalo subito dopo, stranamente, è calato il silenzio. Con le Olimpiadi alle porte non si poteva di certo disturbare il manovratore. Molto più semplice risolvere tutto tappando la bocca al professor Liu.