Cina e America si sfideranno sulla luna

In "Limit" il maestro del thriller tedesco disegna uno scenario avveniristico (ma non troppo). Per superare la crisi energetica torneremo sul satellite

Che cosa accadrebbe all’economia mondiale se qualcuno trovasse una fonte d’energia alternativa alla benzina? E se per reperire il nuovo combustibile si dovesse andare sulla Luna? E se in quella riedizione della corsa all’oro fossero coinvolti tutti i Paesi, ma soprattutto le due superpotenze Stati Uniti e la Cina? Ancora una volta leggendo un romanzo di Frank Schätzing viene voglia di esclamare: «diavolo di un tedesco!». Si, perché anche questa volta ha azzeccato il plot del suo Limit (Editrice Nord, nelle librerie dal 18 novembre). Dopo che con Il diavolo nella cattedrale (Premio Bancarella 2007) si era misurato con il mistery medievale mixando suggestioni di Eco e Follett, con Il quinto giorno aveva proposto un’immagine apocalittica dei mari e con Silenzio assoluto aveva smontato i meccanismi di difesa dell’Air Force One del presidente degli Stati Uniti.

Limit, ambientato nel ravvicinato futuro dell’anno 2025, miscela gli spettri dell’esaurimento delle fonti energetiche e i temi eco-ambientali con il thriller d’azione. Shätzing spiega i meccanismi degli sconvolgimenti finanziari che potrebbero colpire il nostro pianeta, ma si addentra anche nella descrizione particolareggiata delle missioni lunari e nella socio-politica degli assetti territoriali futuri. Qui il maestro del thriller teutonico sembra aver imparato la lezione di Ballard, Lem, Dick, Crichton e possiamo dire che non c’è nulla di lasciato al caso nella narrazione, a partire Elio-3 che potrebbe risolvere la crisi mondiale.

«Alla fine degli anni Novanta - ci racconta l’autore - lessi un articolo a proposito dell’Elio-3 su una rivista scientifica. È un elemento inesistente sulla Terra, ma presente sulla Luna in grandi quantità. L’articolo spiegava come l’Elio-3 avrebbe potuto risolvere i nostri problemi energetici se solo avessimo saputo gestirlo e trasportarlo da lassù a quaggiù. Avendo a disposizione la giusta tecnologia, ciò avrebbe comportato una nuova corsa verso la Luna, un testa-a-testa fra le nazioni per la gestione dei voli nello spazio. Originariamente avevo deciso di scrivere una storia che parlasse del ritorno sulla Luna di russi e americani, poi ho preferito terminare di scrivere Il quinto giorno. E così quando mi sono rimesso a lavorare a Limit nel 2007 mi sono accorto che le cose erano cambiate. Oggi è molto più credibile una sfida fra americani e cinesi».
Quali sono le soluzioni più futuristiche nella sua storia e quali quelle che si stanno realmente realizzando?
«Sicuramente l’idea di un ascensore spaziale che colleghi la Terra alla Luna è avveniristica, anche se tutte le nazioni ci stanno lavorando da tempo. Diciamo che la sua realizzazione è ancora lontana, ma non impossibile. Tutto ciò che serve è un cavo lungo 36mila chilometri che sia più resistente dell’acciaio, ultrapiatto e ultraleggero. Qualcosa di simile esiste già: i tubi in carbon-nano, costruiti con molecole resistentissime. Il problema è come connettere quei cavi senza perdere la forza di tiraggio. È molto più probabile che in futuro appaiano biciclette volanti, computer in grado di fare conversazione con gli utenti, che si possa avere Internet in 3D, che avvengano nuovi innesti digitali nel settore della medicina e che le più tradizionali e amate macchine europee Rolls Royce, Bentley, Aston Martin, Jaguar e Alfa vengano sostituite da modelli cinesi e indiani».
Com’è orientata la sua letteratura?
«Sicuramente sono stati più i film e i registi a influenzarmi, piuttosto che i libri e gli scrittori. Il mio cervello lavora come una sala cinematografica. E io descrivo ciò che vedo proiettato sul mio schermo interno».
Essendo lei anche musicista, quale colonna sonora ha scelto per Limit?
«Per la presentazione del libro ho composto brani orchestrali con qualche effetto elettronico, pezzi influenzati da autori come Philip Glass, Arvo Pärt e György Ligeti».
Con Il quinto giorno ha salvato indirettamente la vita ad alcuni turisti che leggendo il suo libro sono scappati dalla furia di uno tsunami e con Silenzio assoluto ha costretto l’aeroporto di Colonia a modificare le norme di sicurezza. Che cosa provocherà Limit, una nuova spedizione sulla Luna o una rivolta in Cina? Limit porterà a una nuova Bibbia di Mao?
«No, non è possibile. Ma se il mio libro incoraggiasse le agenzie spaziali, i fisici e gli ingegneri in giro per il mondo a investire più tempo e denaro nella costruzione di un ascensore spaziale, sarei felice. Mi piacerebbe visitare una stazione spaziale. Ho paura di volare, ma non degli ascensori».
È vero che ha scritto il suo romanzo seduto al bar?
«Certo, in un caffè molto carino di Colonia con una terrazza meravigliosa che si trova vicino al mio ufficio. Mi piace stare in compagnia. Non sono quel tipo di autore che passa il novanta per cento della vita da solo in una stanza silenziosa. Ho bisogno di musica, voci, contatti umani. Non ho problemi a concentrarmi se sono circondato dal rumore, preferisco lavorare in pubblico. Soltanto l’urlo prolungato di un neonato potrebbe crearmi qualche problema di concentrazione».