Cinese, musica e teatro per gli «scienziati» 2.0

Fanno le vacanze-studio a Pechino e il Baccalauréat in Italia. Senza dimenticare lo studio della retorica

nostro inviato a PisaAl liceo Ulisse Dini di Pisa sono sbarcati i cinesi. Sono gli insegnanti universitari che il governo del Paese asiatico manda alla Scuola superiore Sant'Anna, una delle glorie accademiche pisane. Dal 2011 svelano i segreti del mandarino anche ai giovani alunni del liceo scientifico toscano. E nel prossimo mese di settembre, così come ogni anno, gli allievi del Dini faranno una vacanza studio, non a Londra o a Parigi, come molti coetanei, ma direttamente a Pechino. L'insegnamento del cinese è di quelli definiti extracurriculari, non fa parte cioè del piano di studi ministeriale, mentre è rigorosamente curriculare il cosiddetto Esabac, che sta per Esame di Stato-Baccalauréat. In pratica gli allievi delle sezioni di francese fanno qualche ora in più di lezione e al momento della Maturità sostengono anche il corrispondente esame francese. Risultato: appena diplomati possono, in automatico, iscriversi a una università d'Oltralpe. Tra i grandi licei scientifici italiani (vedi anche articolo in alto) il Dini è il primo nella classifica della Fondazione Agnelli: i suoi ex allievi hanno una media universitaria «monstre» del 29,3. E la qualità dei diplomati è distribuita su numeri di rilievo: dieci le sezioni, 1.150 gli allievi, più di 90 i professori. A gestire questa specie di industria della conoscenza è Andrea Simonetti, 56 anni, preside dal curriculum più che trasversale: diploma in oboe al Conservatorio, laurea in Scienza della Formazione, Master in Economia e management delle istituzioni scolastiche. Forse anche per i suoi studi, Simonetti è orgoglioso dei risultati «umanistici» del liceo: «Certo, come vuole il nostro indirizzo partecipiamo e otteniamo buoni risultati in tutte le Olimpiadi scientifiche, da quelle della Matematica a quelle di Fisica. Ma le performance sono buone anche nei Certamina di lingua latina. E cerchiamo di rafforzare le capacità espressive degli studenti puntando su corsi in campo teatrale, musicale e artistico». Dalle industrie private (negli ultimi due anni a fare delle donazioni è stato il gruppo ItaliaOnline) arrivano finanziamenti utilizzati per rafforzare le competenze scientifiche «core» degli allievi: corsi di introduzione al pensiero computazionale, o di programmazione su specifici linguaggi, mentre Simonetti considera «scontati» i corsi di sostegno alla preparazione per le principali certificazioni internazionali in campo informatico e linguistico. Anche lui, come tutti gli altri presidi di Italia, ha dovuto quest'anno fare i conti con l'arrivo dei nuovi «insegnanti di potenziamento» assunti a fine 2015 dalla riforma della Buona scuola con il compito di «ampliare l'offerta formativa». Il problema è che in molti casi le materie insegnate da questi neo-professori di ruolo (una media di 6-7 per istituto, che si sono aggiunti a quelli già in organico) non corrispondevano alle esigenze degli istituti di approdo. Al Dini ne sono arrivati 11, compreso un insegnante di diritto, materia ignota al liceo. «Abbiamo cercato di farne un'occasione: nel biennio abbiamo avviato dei corsi di educazione alla cittadinanza, mentre nel triennio abbiamo creato dei corsi in campo economico-giuridico, tradizionale punto debole dei licei, anche pensando a chi per esempio intende iscriversi, e non sono pochi tra i nostri allievi, a facoltà di quell'area». Un'altra novità della riforma è l'assegnazione ai presidi di una sorta di bonus per premiare gli insegnanti: al Dini sono arrivati circa 25mila euro. «I criteri previsti dalla legge per assegnare questa somma sono molto vaghi, si parla per esempio di qualità dell'insegnamento dizione che si presta a qualsiasi valutazione», spiega Simonetti. «Abbiamo formato una commissione di insegnanti per determinare meglio i criteri di assegnazione. È un'opportunità ma anche un rischio: la forza di scuole come la nostra è la preparazione dei professori e la loro collaborazione ai progetti. Se mal gestiti i bonus possono creare fratture pericolose». Quanto agli studenti è stato avviato un progetto definito «peer2peer», attraverso il sito dell'istituto e una sorta di motore di ricerca gli studenti delle classi avanzate si offrono come tutor di sostegno ai più giovani. «Noi», spiega il preside, «ci limitiamo a offrire aule e strutture». AA