Cioccolato, l’oro nero dei «trappisti»

Fino al 1970 era realizzata dagli stessi religiosi poi è stata affidata a un’azienda delle Frattocchie

Chiara Cirillo

In Sicilia è quello di Modica, in Toscana c’è Stainer, a Torino Peyrano e Streglio e poi Amedei o Caffarel tanto per citarne alcuni. Perché in fatto di cioccolato ciascuno ha il suo e anche Roma vanta un marchio storico. Era infatti il 1880 quando i frati dell’ordine francese dei trappisti iniziarono a produrre nella capitale un cioccolato davvero speciale, ancora oggi famoso in tutto il mondo. Il cioccolato dei trappisti per l’appunto, prodotto con ricette antichissime e rigidamente top secret, facilmente riconoscibile non solo dal sapore autentico ma anche dall’inconfondibile marchio che raffigura il Colosseo e la croce. Fondente, amaro al settanta per cento, al latte, con nocciole del Viterbese o al gianduia, ce n’è per tutti i gusti, anche in creme spalmabili. Col Natale alle porte poi nell’antica fabbrica di Frattocchie che rifornisce il monastero delle tre Fontane sulla Laurentina, la produzione si arricchisce di uno dei dolci che più richiamano al Natale: il torrone. Anch’esso prodotto «con ricette immutate nel tempo che risalgono al 1947» ci racconta Giuseppe Rugghia che oggi ha preso il posto del padre proseguendo nella dolce via tracciata dai frati dell’ordine francese. «Il nostro torrone e tutto il cioccolato in genere sono preparati sempre allo stesso modo, con materie prime di alta qualità, i macchinari di un tempo e immutata tradizione». Come per le tavolette di cioccolato, anche per il torrone esistono diverse declinazioni: friabile bianco, bianco ricoperto al cioccolato, con nocciole o il gettonatissimo alla vaniglia e mandorle.
E in una delle fabbriche più antiche di Roma che rifornisce anche altri conventi d’Italia come quelli di Camaldoli, Chiaravalle e Pavia, il lavoro artigianale si tramanda di generazione in generazione «perché - spiega Rugghia - le tradizioni e le tecniche sono talmente particolari da richiedere conoscenze specifiche che si tramandano di padre in figlio nel segno di un antico e certosino lavoro artigianale».
Ma facciamo un lungo passo indietro e precisamente al 1880, anno in cui i frati trappisti cominciarono a produrre questa famosa cioccolata. Senza interruzione, se non durante i due conflitti mondiali, alla fabbrica non hanno mai smesso di impastare e modellare le tipiche tavolette e si racconta che fino a qualche decennio fa c’era anche chi si recava di buon mattino presso i frati Trappisti per gustarsi la rosetta, pane tipico di Roma, riempita di una abbondante dose di cioccolato caldo. Nella bottega sul piazzale di fronte all’Abbazia delle Tre Fontane, piccolo ma fornito negozio specializzato si possono acquistare dei prodotti artigianali fatti dai Padri Trappisti come i liquori alle erbe. Il negozio è aperto tutti i giorni tranne il lunedì (via Acque Salvie 1, tel. 06.5402309) infatti oltre al “cibo degli dei”, c’è un’altra delizia: il liquore di eucalipto, con una storia che risale al 1868 quando papa Pio IX affidò l’Abbazia a una compagnia di frati Trappisti che piantarono una gran quantità di eucalipti, allora ritenuti una barriera al diffondersi della malaria, creando così un celebre e salubre bosco, meta delle scampagnate dei romani che venivano a godere sia della pace che della bellezza del luogo e approfittando così delle rinomate specialità dei frati: cioccolato in primis e il liquore ricavato dalle foglie di eucalipto. Per i golosi più curiosi il monastero è visitabile anche se il cioccolato si trova in molte pasticcerie, enoteche e botteghe soprattutto del centro e trovarlo non sarà difficile: basterà cercare il marchio con il Colosseo e la croce.