La Ciociaria marcia su Roma

Roma avrebbero preferito raggiungerla in aereo ma, visto come sono andate le cose, il presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia, una quarantina di sindaci e centinaia di persone questa mattina si accontenteranno di dieci torpedoni, messi a disposizione dalla stessa amministrazione provinciale per la singolare «marcia su Roma». Così oggi, in contemporanea con il Consiglio regionale alla Pisana, si concretizzerà la protesta contro quello che viene definito lo «scippo» del terzo scalo aeroportuale del Lazio, assegnato a Viterbo, e per difendere la possibilità che almeno il quarto scalo venga dato al capoluogo ciociaro.
«Andiamo a Roma per sostenere le nostre giuste rivendicazioni», spiega Scalia, invitando anche i sindaci dei 91 comuni ciociari a non disertare l’appuntamento capitolino. I primi cittadini hanno già ricevuto nei giorni scorsi la dettagliata lettera, inviata anche al presidente della Regione, Piero Marrazzo. La querelle è soprattutto politica, del tipo «c’eravamo tanto amati». Scalia, 43 anni, infatti è al secondo mandato come presidente della Provincia di Frosinone, provenienza Margherita e ora nel partito democratico, nelle ultime elezioni regionali ha fortemente sponsorizzato Marrazzo, al grido di «un solo governo di centrosinistra alla Regione, alla Provincia, al Comune di Frosinone per far crescere la Ciociaria».
Ma sull’aeroporto Scalia è entrato in forte conflitto con Marrazzo. «O lo danno a Frosinone o mi dimetto, oppure impugno il provvedimento», aveva tuonato prima di sapere che la scelta era caduta su Viterbo. Così ha deciso di presentare ricorso al Tar.
Tra Scalia e Marrazzo, però, il gelo è realtà. Sabato scorso il presidente della Regione è piombato a Frosinone, dove era in corso l’assemblea del partito democratico e, a quanti lo hanno visto arrivare, non è sfuggito il saluto a mezza bocca rivolto a Scalia e la freddezza con la quale è stato accolto dai presenti, con un solo commento in sala: «ha promesso l’aeroporto e poi ci ha lasciato con un pugno di mosche». Rapporti sempre più tesi tra Marrazzo e la Ciociaria, insomma, in realtà mai teneri già all’indomani del voto alle regionali, quando proprio da Frosinone non arrivò il plebiscito sperato. Fu infatti l’ultima tra le province del Lazio a sostenere l’avvento del centrosinistra alla Regione.